Legittimo essere contrari alla caccia, ma siamo realisti
Seguendo il dibattito sempre troppo acceso intorno al tema dell’attività venatoria, salta all’occhio - e non credo solo a me - un paradosso sempre più evidente nel confrontare la narrazione anti-caccia e la realtà che si tocca con mano nella nostra comunità e a livello nazionale. Premessa: essere contrari alla caccia è una posizione del tutto legittima; che sia sostenuta da argomenti personali o ideologici poco importa, ogni opinione va giustamente rispettata. Allo stesso modo dovrebbe esserlo la scelta di andare a caccia, ma non voglio entrare ora in questo merito. Ciò che non può essere accettato, perché del tutto falso e fuorviante, è la narrazione incessante secondo cui la «maggioranza degli italiani» sarebbe schierata per l’abolizione della caccia. Se così fosse, la partecipazione reale alla mobilitazione anti-caccia dovrebbe raccontare la medesima storia. Invece, dati alla mano, ne racconta una totalmente opposta. Nell’ultimo anno, chi si oppone all’esercizio dell’attività venatoria ha persino tentato di forzare il dibattito politico sulla riforma della legge sulla caccia (una modifica ormai necessaria a trent’anni dalla sua approvazione) commissionando e pubblicando sondaggi creati ad hoc, basati su domande formulate in modo tendenzioso per orientare le risposte e sostenere a tutti i costi le tesi abolizioniste. Però la propaganda social e le «verità» dei sondaggi su commissione cozzano inevitabilmente con la realtà dei fatti. C’è un «attivismo da tastiera» che vive però solo di propaganda e si scioglie non appena si passa alle sedi istituzionali, dove contano le firme vere e non i clic. La misura della rilevanza politica di una causa la danno le iniziative ufficiali, come le raccolte firme per i referendum abrogativi. È qui che i numeri smentiscono qualunque pretesa di maggioranza: dal già fallimentare tentativo precedente, fermatosi a circa 191.000 sottoscrizioni sulle 500.000 necessarie, l’ultima campagna appena conclusasi ha fatto registrare un crollo verticale, toccando quota 105.000 firme. Un dato praticamente dimezzato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: di fronte a 450 mila cittadini che sono anche cacciatori e che praticano legalmente la loro attività e gestiscono il territorio, la presunta maggioranza contraria si rivela un mito. Mi auguro che il prossimo dibattito alla Camera, previsto per novembre, possa portare a un confronto sereno sulla modifica di una legge vecchia di trent’anni, evitando di scivolare, ancora una volta, nel triste spettacolo a cui si è assistito durante il passaggio al Senato.
Filippo Grumi
Calvagese della Riviera
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