Lettere al direttore

Le colpe politiche di un sistema sanitario malato

La fotografia di come sia malata la nostra sanità? Per scattarla basta dover trascorrere una giornata di ordinaria fatica nel pronto soccorso di un ospedale bresciano. Uno qualsiasi. Scegliete voi, tanto è uguale. A me è capitato. E so di non essere il solo. Una mamma anziana con dolori crescenti. Una astanteria piena di sedie a rotelle, lettini, malati e parenti. Infermieri e personale sono attenti e impegnati. I medici seri e stravolti. Peccato che siano - numericamente - la metà di quanti ne servirebbero. E così l’attesa di una visita e di un referto diventa lunga ore, i dolori aumentano, la pazienza cala e le richieste di informazioni diventano sempre più pressanti, talvolta scortesi. Sale la tensione, malati e parenti sono in difficoltà. E in difficoltà sono medici e infermieri. Tutti si lamentano. Poi, finalmente - a fine giornata - le dimissioni. Usciamo sperando di non dover mai più tornare. Maledicendo medici e ospedali pur sapendo benissimo che non dipende da loro. Sapendo benissimo che gestire la sanità - decidere quanti medici assumere, quanti infermieri avere in organico, che reparti aprire e che ambulatori attivare sul territorio - è un tema assolutamente ed esclusivamente politico. E che la nostra giornata di ordinaria fatica è tutta frutto di scelte politiche - anzitutto regionali - durate anni. Non sembra difficile da capire. Basterebbe esserne consapevoli. Basterebbe smettere di prendersela con chi indossa un camice e fa solo il proprio lavoro. Forse dovremmo cominciare a prendercela con chi la sanità lombarda la gestisce. Per come la gestisce.

Massimo Lanzini

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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