L’alloggio protetto e la fortuna di poter vivere bene
Leggo l’articolo di Augusta Amolini, prosa leggera di argomento di attualità. Io ottantanovenne vivo in un alloggio protetto della Fondazione Casa di Dio. Sono fortunata, vivo qui con mio marito da oltre due anni. Alloggio più piccolo del nostro appartamento, ma io, anche con aiuto, non potevo più gestire la casa. La struttura è nuova, ci hanno permesso di portare piccoli mobili, quadri, perché il Qui non si sente odore di caffè e minestra. Noi mangiamo bene, profumo di cibo fatto in casa. Noi non ci annoiamo, leggiamo; c’è la biblioteca della parrocchia e abbiamo portato libri da casa per lo spazio che ci è concesso. Il personale è una meraviglia. Tutti gentili e sorridenti, sopperiscono alla quasi assenza dei famigliari. Il mondo è cambiato, ci sono molti impegni. Ripeto solo che mi sento fortunata e abbraccio tutte le «ragazze» per aiutarmi a raggiungere il traguardo.
Annamaria Borghetti
Brescia
Cara Annamaria, sul paradiso non mettiamo becco, che già in troppi hanno una loro idea su come dovrebbe essere. Se però ci interrogassero su dove e come vorremmo trascorrere la pienezza dei nostri anni, risponderemmo che qualcosa di simile a ciò che vive lei per noi è l’ideale. Un piccolo appartamento, con una camera da letto, uno studiolo e il bagno; servizi di cucina e lavanderia centralizzati; locali comuni, luminosi, caldi d’inverno e freschi d’estate, dove poter incontrare gli altri e chiacchierare; una biblioteca e un giardino, magari addirittura un parco, nel quale passeggiare... E anche odore di caffè, ma non di minestra. Questione di gusti. Quel che conta invece è comprendere che la felicità, man mano che passa il tempo, sta nella semplicità ed essenzialità delle cose e nella varietà e ricchezza delle relazioni, come insegna ogni lunedì su queste pagine il dottor Rozzini.
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