Lettere al direttore

La solitudine che a 90 anni chiamo pace

Da tempo non scrivo più al mio giornale ma questa mattina ho deciso di scrivere per l’ultima volta. Ho letto con tanto interesse l’articolo del dott. Rozzini che io ammiro molto e sono sempre d’accordo su quello che scrive. Io non ho 80 anni, ma ne ho compiuti 90 l’8 di marzo. Sono pienamente d’accordo su quello che scrive, e sinceramente mi sono sentita rincuorata dalle sue parole. Pensavo che il cambiamento avvenuto in me fosse una malattia. Ora scopro che è tutto normale: mi accorgo che nel trascorrere gli ultimi anni il cambiamento in me è stato profondo. Ho imparato ad amare la solitudine e il silenzio. Qualche volta anche la preghiera. Ho imparato a tacere e a lasciar correre pur di salvaguardare la mia serenità: si impara soffrendo, ad aspettarsi di meno dalle persone che hai amato tanto nella vita. I figli. Ora hanno la loro vita, altri affetti più recenti come i nipotini. Gli impegni sportivi e la mamma viene lasciata indietro a poco a poco. Te ne accorgi una mattina che qualcosa te lo fa notare. Ma vai avanti ugualmente e ti accorgi che il dolore è meno forte e il cuore ha imparato a battere meccanicamente ma senza grande dolore. Vorrei potermene andare piano ora finché non sarò diventata un peso per nessuno. Ora sono ancora indipendente, cucino ancora per me e per un figlio, vorrei arrivare in fondo al corridoio, aprire la porta ed andarmene piano senza farmi sentire. Guardo la mia gatta Ambra che di anni ne ha quasi 19. Lei è rimasta l’unica che cerca ancora una mia carezza. Non le importa che io non parli, che sia diventata un po’ sorda come lei... Vorrei qualcuno che negli ultimi istanti della mia vita mi tenesse una mano. Per me che sono cresciuta senza il grande amore della mia vita. La mia mamma che ha perso la sua vita per donarmi la mia.

Maria Piva

Brescia

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