Lettere al direttore

La scuola educa anche con i voti bassi e bocciature

Intervengo nel dibattito sollevato dalla lettera del genitore della studentessa bocciata che denuncia l’inadeguatezza della scuola moderna. Voglio dare una prospettiva diversa, incentrata sul ruolo fondamentale del merito e della valutazione oggettiva all’interno dell’istituzione scolastica perché reputo che le conclusioni della mamma delusa e offesa siano completamente fuorvianti in quanto frutto della non accettazione che non tutti siamo svegli, capaci e prestazionali. Ognuno di noi se ripensa alle scuole di gioventù sicuramente ricorda qualche compagno molto bravo nei risultati e qualche compagno asino senza speranza. Non siamo uguali nelle potenzialità intellettuali, nelle capacità prestazionali, nell’impegno profuso e nella resistenza agli stress. Diciamolo: l’eredità culturale delle riforme del ’68 e delle spinte di certi movimenti del «6 politico» hanno scardinato l’autorità del corpo docente, trasformando la scuola da luogo di formazione disciplinata e meritocratica in struttura socio-assistenziale dove non si può bocciare e non si può premiare il merito. Sempre più spesso si assiste a una tendenza generalizzata da parte delle famiglie a delegittimare l’operato dei professori, addossando loro ogni responsabilità per i fallimenti o per l’incapacità dei figli. Quando i risultati non corrispondono alle aspettative, la colpa viene sistematicamente cercata in una presunta inadeguatezza dei metodi didattici o delle tutele applicate, escludendo a priori l’ipotesi che lo studente possa mostrare scarsa attitudine o abbia limiti personali oggettivi nell’affrontare un determinato percorso di studi. Non dimentichiamolo, a scuola come nella vita adulta esistono i fannulloni, i superficiali e gli incapaci. Questa è la vita. Parlo da ex docente entrato in ruolo per concorso a 25 anni e attivo per 16 anni all’istituto Pastori di Brescia. Io ho poi lasciato per dedicarmi alla libera professione schifato dal tentativo ormai invadente di ostacolare la meritocrazia e il nozionismo: una su tutte la pressione per alzare i voti bassi e abbassare i voti alti, in modo da non turbare gli allievi meno capaci. Occhio però: il compito primario del docente non è quello di fare il sociologo o lo psicologo o il padre adottivo, né di garantire il successo a prescindere dai risultati reali. La scuola ha il dovere di insegnare e di valutare con imparzialità e la bocciatura non deve essere vista come una punizione bensì come una valutazione conclusiva sull’impegno profuso e sui traguardi raggiunti. Riconoscere che esistono diverse inclinazioni, capacità e impegno è il primo passo per restituire serietà e dignità all’istruzione. Una scuola che promuove tutti indistintamente cessa di essere meritocratica e finisce per danneggiare gli stessi ragazzi, privandoli del senso di responsabilità e del principio di merito necessari per affrontare la vita. E i risultati li vediamo nelle strade delle metropoli italiane in questi giorni.

Lettera firmata

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