La nostra sanità e i sistemi informatici che non si parlano
Sono una cittadina italiana di origini friulane, ma ormai bresciana d’adozione, residente da ben 14 anni nello splendido Comune di Corte Franca. I miei genitori, entrambi ultraottantenni, vivono ancora in Friuli Venezia Giulia. Qualche settimana fa, quando mia madre mi ha chiamata dopo essere caduta in casa, ho cercato di aiutarla a distanza. Poiché la situazione non sembrava di assoluta emergenza e non volevo occupare inutilmente un’ambulanza del 112, ho composto il numero unico della continuità assistenziale, il 116117, per contattare la guardia medica friulana. L’operatrice lombarda che ha risposto mi ha spiegato molto gentilmente che, avendo il mio telefono agganciato una cella locale, stavo chiamando l’assistenza della Lombardia e che era impossibile trasferire la chiamata a un’altra Regione. Ho risolto fortunatamente chiamando il centralino dell’ospedale friulano, che mi ha poi passata alla guardia medica (la quale mi ha infine suggerito di contattare comunque il 112). Il punto centrale è proprio questo: se il 116117 è un numero unico europeo, per quale motivo un cittadino che chiama da una Regione non può mettersi in contatto con il servizio di un’altra? Approfondendo la questione, emerge che la sanità italiana è talmente frammentata a livello regionale che i software e i centralini non si parlano tra loro. Nel 2026, lo Stato sembra dimenticare che la mobilità delle persone è una realtà diffusa e che molti figli vivono lontano dai genitori anziani, diventando spesso il loro unico punto di riferimento nei momenti di panico. Non pretendo di risolvere il problema con questa lettera, ma credo sia utile informare chi si trova nelle mie stesse condizioni. Spero soprattutto che i vertici della sanità si interroghino sulla necessità di una reale standardizzazione dei sistemi tecnologici, pur nel rispetto delle autonomie regionali. Vorrei comunque infine ringraziare l’operatrice del numero unico, quella della guardia medica locale friulana e infine quello del 112 per l’estrema gentilezza e il tatto usato durante le chiamate.
Anna Fiorot
Corte Franca
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