La magia dei ricordi per la donna che sono diventata
C’è un’inaspettata magia nei giorni in cui il passato decide di bussare alla porta senza preavviso. Martedì 6 ottobre, per un’incredibile coincidenza, due amici mi hanno mandato casualmente su WhatsApp due foto ricordo: la prima della 5ª superiore nel 1990, sulla neve con la mia compagna di banco; la seconda del 2018, un successo di lavoro immortalato in uno scatto con il mio capo di allora. Due immagini capitate per caso tra le mani possono diventare uno spunto bellissimo per raccontare come i ricordi non siano solo «nostalgia», ma punti di connessione tra chi eravamo e chi siamo diventati. La prima foto risale al 1990. Era il nostro ultimo anno di liceo, in quinta superiore: la neve fresca di una gita e il sorriso spensierato che condividevo con la mia compagna di banco. Eravamo sospese sulla soglia dell’età adulta, con il freddo sulle guance e un futuro enorme ancora interamente da scrivere. La seconda immagine è del 2018. Ritrae me e il mio capo di allora, entrambi visibilmente felici al termine di un progetto importante. Un successo lavorativo e l’apice di un percorso di carriera ricco di sforzi ma anche di immense soddisfazioni. Rivedere questi due scatti arrivati insieme è stata una strana e piacevole coincidenza: da una parte la felicità pura e incontaminata dei miei diciott’anni; dall’altra la gioia matura, conquistata sul campo dopo anni di impegno professionale. Guardandoli affiancati, non ho provato malinconia, ma una profonda gratitudine. Mi sono chiesta cosa pensasse quella ragazza del 1990 immersa nella neve, se solo avesse potuto intravedere la donna e la professionista di oggi. Credo che si sorriderebbero a vicenda, riconoscendo lo stesso filo conduttore: la passione nel fare le cose e il valore inestimabile delle persone con cui le condividiamo. I ricordi, in fondo, servono a questo. Non sono fermate in cui restare bloccati a sognare il passato, ma specchietti retrovisori che ci confermano che la strada fatta finora, tra sogni giovanili e traguardi raggiunti, ha avuto un senso bellissimo.
Susanna Fantino
Che bella cosa, Susanna. I ricordi «non sono fermate in cui restare bloccati, ma specchietti retrovisori». È proprio vero. Dovrebbe essere così, per tutti, anche se ci rendiamo conto che soggettivo è ciò che ciascuno vi scorge. Per lei è il «senso bellissimo della strada fatta finora», per altri qualcosa di più opaco, triste o doloroso, persino. Anche per questo sentiamo vera una frase di Mario Rigoni Stern, secondo cui: «I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia». Nel mentre, cara Susanna, si goda appieno il filo che accomuna la ragazza che era alla donna e professionista che è. Una fortuna non da poco.
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