Lettere al direttore

La distanza invisibile tra le persone

«Scostamento». Credo che questo termine, forse usato comunemente solo in contesti tecnici, ben rappresenti un fenomeno sociale ormai dominante. Mi riferisco alle notevoli differenze di percezione della realtà che le persone hanno, pur frequentando lo stesso ambito, svolgendo le medesime attività o provenendo dallo stesso ambiente. Pensiamo al mondo delle strutture sanitarie, pubbliche o private indifferentemente. Come cittadini e pazienti abbiamo determinate idee sul loro quotidiano funzionamento e talvolta ci interroghiamo chiedendoci perché determinate cose non vadano come pensiamo o vorremmo noi. Lunghe attese al Pronto soccorso, al Cup, tempi biblici per interventi non urgenti, ecc... Ma basta parlare con un addetto ai lavori, inserviente, infermiere, medico o impiegato per sentire una narrazione completamente diversa che dà risalto ai salti mortali che letteralmente devono fare per garantire il servizio. Il risultato? Un copia e incolla con l’esempio precedente. La «banalizzazione» mette in moto meccanismi mentali tali per cui la differenza di pensiero diventa enorme come un cratere e divide l’umanità che resta sul bordo a guardarne il fondo e a vomitarsi parole di condanna. Questo continuo «scostarsi» gli uni dagli altri ci allontana non solo come persone, ma allontana anche gli obiettivi comuni di una società che dice di puntare al meglio. Più ti allontani dai punti di contatto che dovrebbero unirci e più il futuro può diventare astratto. Magari qualcuno ha l’abilità e gli strumenti per metterlo a fuoco, ma è solo per un momento. Basta un passo indietro e torna una fitta nebbia. L’umanità è divisa in classi? Beh forse guardando al conto corrente sì, ma all’interno di quelle sue fasce ormai rimaste, poveri e super ricchi, è raro vedere solidarietà e unità di pensiero. E qui non si tratta di gusti, diversità, inclusione, rispetto reciproco o democrazia. Si tratta di valori, e su quelli gli scostamenti dovrebbero essere quasi inesistenti. Chissà cosa direbbero oggi se fossero in vita, i padri dell’Umanesimo.

Giuliano Floreancigh

Castenedolo

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