L’11enne coinvolto nei disordini ci pone interrogativi
Le immagini dei saccheggi e la notizia di un ragazzino di appena undici anni coinvolto negli episodi di Milano non possono lasciarci indifferenti. Non è soltanto una questione di ordine pubblico: è un campanello d’allarme che riguarda l’educazione, il rispetto delle regole e il senso di responsabilità della nostra società. A undici anni si dovrebbe pensare alla scuola, allo sport e al futuro, non trovarsi coinvolti in episodi di furti e devastazione. E allora una domanda dobbiamo porcela: dove sono gli adulti? Dove sono il senso del limite, il rispetto per il lavoro altrui e la consapevolezza che ogni comportamento ha delle conseguenze? La responsabilità educativa della famiglia è fondamentale. Crescere un figlio significa anche insegnargli che non tutto è permesso, che la libertà non è arbitrio e che il rispetto degli altri viene prima della ricerca di visibilità sui social. Anche la scuola e le istituzioni educative hanno un ruolo importante, ma non possono sostituirsi ai genitori. La domanda, quindi, non è soltanto chi abbia sbagliato in quel singolo episodio. È se siamo ancora capaci, come società, di trasmettere ai nostri ragazzi il valore della responsabilità. Perché i diritti sono fondamentali, ma senza doveri, regole e rispetto degli altri nessuna comunità può dirsi davvero libera.
Alfonso Scelzo
Gavardo
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