Lettere al direttore

Iraq, la fine di Saddam è la vera utilità

Ho letto con interesse ma anche con perplessità la lettera «Venti di guerra. Il sospetto delle false prove» perché la frase: «A proposito di Saddam Hussein, egli in tempi non sospetti dichiarò che se fosse stato ucciso l’intera area mediorientale sarebbe piombata nel caos, e fu facile profeta» mi ha ricordato il bellissimo film di animazione «Persepolis», nel quale la regista ricorda la propria infanzia nell’Iran attaccato dall’Iraq nel settembre 1980 (la guerra durò otto anni), e l’invasione del Kuwait sempre da parte dell’Iraq nell’agosto 1990. Nel caso della prima guerra del Golfo le immagini nella mia memoria sono quelle dei pozzi di petrolio incendiati dall’esercito iracheno del film «Apocalisse nel deserto» e quelle al tg del volto tumefatto del capitano Maurizio Cocciolone, abbattuto mentre volava su un Tornado con il maggiore Gianmarco Bellini. La successiva fine di Saddam Hussein è stata «utile»? La popolazione dell’Iraq è cresciuta da 26 milioni di abitanti del 2003 ai 48 milioni di oggi, ma il tasso di crescita non è cambiato molto dagli anni Sessanta. La differenza è che oggi la stragrande maggioranza degli abitanti dell’Iraq vive in pace e le milizie sciite sostenute dall’Iran avrebbero dovuto essere disarmate entro il 30 settembre, data del ritiro degli ultimi militari Usa rimasti in Iraq. Online è possibile trovare le dichiarazioni alle quali fu costretto il capitano Maurizio Cocciolone ma si tratta di una vicenda personale e dolorosa, forse non adatta a una semplice lettera al GdB.

Michele Campanelli

Brescia

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