In fila per i krapfen. Meglio osservare gli agrifogli
Di questa arida estate, due sono le immagini iconiche che rimarranno nel mio ricordo e nel mio dispiacere. La prima è la lunga coda di persone (non di pecore) che in Trentino ha deciso di sprecare, e dico proprio sprecare il proprio tempo in attesa di gustare un crafen. Cosa avrà avuto di speciale questo krapfen, lo può dire solo chi è stato lì, sotto il sole cocente e una arsura impellente. Un krapfen, sia pur ottimo, gustoso, dolce, fragrante merita tanta attenzione? Non lo so. Davanti a questi fenomeni sociali in cui, migliaia di persone forniscono una valore stratosferico a cibi normali e consueti resto basita. Sicuramente non confusa perché so benissimo distinguere i valori primari della mia vita e faccio di tutto per difenderli, fra questi non c’è l’adeguamento passivo a mode sociali e banali. Mode sociali che si ripetono in un «società più ricca economicamente» ma ugualmente povera di idee e obiettivi, e qui s’innesca l’immagine di cala La Volpe in Sardegna, presa d’assalto da natanti motorizzati, di grosse dimensioni e con costi elevati sia nel campo energetico che in quello ambientale. Anche qui ho assistito a un ingorgo generato più da una psicosi di massa, quale quella di esserci a tutti i costi, farsi vedere a tutti i costi anche se si è scelto una prigione galleggiante, una bella prigione, ma sempre stretta nella morsa della vanità e del potere. Queste due considerazioni mi obbligano a ringraziare le forze superiori dell’universo per far si che sia felice nel guardare un agrifoglio crescere. Buona estate in armonia con i ritmi della natura.
Roberta Verzeletti
Malonno
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