In Carmine residenti ostaggio del caos notturno
E così è iniziata l’ennesima stagione infernale per i residenti del Carmine: schiamazzi fino all’alba, musica a tutto volume, cori, gente che bivacca in ogni dove, bottiglie, bicchieri, soggetti che urlano e sbraitano sulle scale della chiesa, latrine a cielo aperto... il solito repertorio noto e arcinoto per il quale l’Amministrazione è solo riuscita a produrre delle inutili transenne usate una volta, propaganda e basta. Mai che ci sia un controllo di giorno, figuriamoci di notte. Si vedono la sera un paio di pattuglie in mezzo a San Faustino e sotto via Pellico, ben lontane «dall’azione», non sia mai che disturbino la movida! Per anni e anni è stato promesso un «presidio fisso», ora si vantano di un inutile ufficio relazioni con il pubblico, altra propaganda. Serve un servizio di pattuglia, non impiegati! E poi i parcheggi per i residenti, più che dimezzati. È chiaro che dietro c’è un piano per farli scappare tutti, in un modo o nell’altro. Capitolo marciapiedi: tavoli e sedie proliferano e occupano tutto lo spazio possibile, i pedoni devono camminare sulla carreggiata, con monopattini e biciclette che sfrecciano a velocità selvaggia, spesso e volentieri contromano. E pazienza se gli anziani rischiano costantemente l’incidente, che stiano a casa! Con le finestre chiuse anche in estate per il casino, reclusi, a sudare e non dormire né di giorno né di notte. Tanto non sono loro a portare soldi ai locali e quindi al Comune, è sempre e solo questo il punto. Il Comune sa bene che chi poteva permetterselo è scappato, chi resta in questa situazione scandalosamente incivile è perché non ha i mezzi, e proprio perché non abbienti con amici abbienti, che vadano all’inferno. E chi va lì solo a bere e far baldoria non capisce né vuole capire, perché anche la maleducazione becera degli avventori fa la sua bella parte. Questa è la «città della cultura», cultura dello sporco, dello schiamazzo, del bivacco e del più totale disprezzo per le categorie più fragili e il loro diritto a una vita decente. Decentrare i locali dal centro storico abitato no, troppi interessi in ballo. Nemmeno la causa dei residenti è servita a niente, evidentemente il guadagno è molto superiore al risarcimento richiesto. Riflettiamoci.
Una cittadina che una volta amava Brescia
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