Lettere al direttore

Il pugile Livio che sapeva usare bene la forza

Giovedì 24 settembre ho letto con grande piacere l’articolo relativo al boxer bresciano Giuliano Nervino e il mio cuore ha avuto un sobbalzo emotivo, perché il ricordo è andato al mio amato papà Livio classe 1936 che nel periodo degli anni Cinquanta frequentò la Scuola Pugilistica bresciana. Era uno sport duro e pericoloso, ma insegnava la disciplina e formava i futuri uomini che erano nati e cresciuti durante la Seconda guerra mondiale. Uomini che hanno visto in questo sport non la violenza, ma una prova di forza leale e competitiva. Per ricordare il mio papà e chi si è avvicinato e si avvicina alla boxe, vorrei allegare questo mio scritto. Grazie a chi ha visto e vede nella Boxe una palestra di vita! «C’era una volta, sì le storie cominciano così... un giovane di nome Livio, aveva una buona forza e un buon sinistro e voleva fare il Pugile... Difatti negli anni Cinquanta era di moda tra i giovani oltre il calcio un nuovo sport, la Boxe. A Brescia c’era la scuola Forza e Costanza che con una palestra attrezzata coltivava ed allenava i futuri boxer. Il nostro giovane si iscrive alla scuola pugilistica. Durante la giornata lavora nei campi e due volte la settimana prende la sua moto e corre in città per gli allenamenti. Il suo impegno porta frutti e possiede talento e il suo sinistro è fortissimo, essendo lui nato mancino, ma a scuola fu costretto a scrivere con la mano destra, perché ai tempi era peccato scrivere con la sinistra che era considerata la mano del diavolo. Gli allenamenti assidui permettono al nostro Livio di affermarsi nella disciplina della boxe e iniziano i primi match con eccellenti risultati nella categoria Welter pesante. Ma il suo cuore tenero di buon ragazzo contadino piange quando deve colpire chi gli sta davanti, perché la sua forza può far male e ferire. Questo pensiero si rafforza durante un incontro quando l’avversario viene steso con un sinistro da capogiro e non si rialza! Livio spera che tutto rientri e che il giovane boxer si rialzi... lo spavento per il peggio è scongiurato, ma Livio appenderà i suoi guantoni e mai più metterà piede sul ring anche se venne ancora cercato dagli allenatori. Non si pentì di quella scelta, perché il suo cuore ora era in pace! Oggi in molte occasioni il forte schiaccia il debole, ma non è stato così per il nostro personaggio che al contrario nella sua vita usò la sua forza per aiutare e sostenere il debole... e come disse Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita"».

Maristella

Botticino Sera

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