Lettere al direttore

Il Parco delle Cave e il poco rispetto della biodiversità

Frequento spesso il Parco delle Cave di Brescia e, in particolare il lago Gerolotto, per una passeggiata quotidiana, abitando nelle vicinanze. «Progetto di rinaturalizzazione dell’ex Ate 19 - Lago del Gerolotto e del Fuserino» riporta un pannello sul sentiero: la descrizione parla di miglioramento di boschi esistenti, di introduzione di nuovi filari arbustivi, di bosco ripariale e della piantumazione di piante igrofile al fine di creare nuovi habitat acquatici. Eppure, quindici giorni fa, proprio nel momento in cui il caldo torrido ha iniziato a farsi sentire, il parco è stato oggetto da parte della ditta incaricata di un massiccio intervento di taglio dell’erba che ha di fatto azzerato buona parte di quella vegetazione che costituisce un corridoio ecologico per alcune specie animali. Specie che nidificano proprio tra marzo e giugno, come del resto riportato da diversi avvisi presenti nel parco. Risale invece all’8 maggio scorso il post del Comune di Brescia in cui si comunica l’installazione di isole galleggianti posizionate al fine di favorire la nidificazione della fauna selvatica. Mitigazione, rinaturalizzazione, biodiversità: sono questi i termini che si sono sentiti negli anni da parte degli amministratori per questo Parco, ma i buoni propositi si scontrano con una realtà che vede molti frequentatori violare il regolamento. Forse perché, nonostante le videocamere, si ha l’impressione di assenza di controlli: - cani lasciati senza guinzaglio dai proprietari, liberi di infilarsi nei cespugli, infastidire la fauna selvatica e fare il bagno; - accessi abusivi da parte di persone a cavallo (con tanto di spiacevoli «ricordi» lasciati sul sentiero); - tuffi e schiamazzi (si spera sempre che nessuno si faccia male); - pescatori presenti di giorno e di notte che arrivano ad utilizzare zone designate dal Comitato Scientifico del Parco come di particolare interesse faunistico. Se a questo quadro, già complicato, aggiungiamo le attività antropiche che storicamente interessano l’area - canottaggio e kayak, a cui si è aggiunta di recente la costruzione della Casa delle Associazioni su una sponda, e il retro di una discoteca sull’altra - viene da chiedersi: quale spazio resta davvero per la fauna selvatica?

Paolo Rapetti

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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