Lettere al direttore

Il Parco Arcobaleno perderà metri e anche alberi

A Ponte Zanano, dietro il monumento ai Caduti, c’è una via pedonale che costeggia da un lato una schiera di villette e dall’altro il Parco Arcobaleno: un parco giochi e una delle pochissime aree verdi rimaste in paese. La percorro ogni volta che posso, perché è tranquilla nonostante sia a pochi metri dalla provinciale (si sentono solo gli schiamazzi dei bambini) e soprattutto perché è all’ombra, grazie ad alberi di quarant’anni. Quella via sta però per essere asfaltata, resa una strada, e gli alberi abbattuti. Il Parco Arcobaleno perderà 500 metri quadrati. L’intervento fa parte del progetto delle due rotonde, una delle quali dovrebbe risolvere, nelle intenzioni, i problemi di traffico di via Seradello. Sulla carta però non li risolve affatto e lo dice espressamente il progetto Sevat. Peraltro, per lo stesso progetto sono già stati tagliati in passato alberi secolari nel centro del paese. L’amministrazione era diversa, ma molte facce sono le stesse di ora. Fiutata l’aria che tirava, hanno cambiato casacca. Le estati saranno sempre più calde e la ricerca suggerisce l’esatto contrario di quello che stanno facendo a Sarezzo. Uno studio del Cnr pubblicato lo scorso giugno stima che portare al 30% la superficie coperta dalle chiome degli alberi ridurrebbe di circa il 36% l’eccesso di mortalità per caldo tra gli over 65, con benefici anche sulla qualità dell’aria. Alberi come questi infatti non fanno solo ombra, ma filtrano l’aria di un paese già fin troppo carico di traffico e industria. L’amministrazione invece li abbatte. La lungimiranza, evidentemente, si ferma alla scadenza del mandato. Il risultato è che Ponte Zanano avrà più asfalto, lo stesso problema di traffico e meno verde. E il Parco Arcobaleno? Senza ombra, rischia di restare vuoto proprio nelle estati in cui servirebbe di più. Ironia della sorte, il progetto dovrebbe riqualificare il paese. Il benessere dei cittadini non è fatto solo di asfalto e parcheggi. Un paese non è proprietà di chi lo amministra, ma è un bene comune che si eredita e si consegna. Simone Weil ci ha insegnato che il radicamento «è forse il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana». Si mettono radici dove qualcosa ha già messo radici prima di noi e chi abbatte un albero di quarant’anni toglie qualcosa non solo a chi resta, ma anche e soprattutto a chi verrà.

Davide Gasparetti

Sarezzo

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