Il nostro futuro non può essere un mondo di guerra
Con l’avanzare dell’età ci è sorto un dubbio: ai potenti conviene davvero la tanto decantata pace? Fin da giovani ci hanno sempre parlato di un futuro migliore, fatto di scuola, lavoro, sicurezza e rispetto delle leggi e dei diritti costituzionali. Ci dicevano che il progresso è un ideale a cui tutti dobbiamo dare il nostro contributo. Ma guardando il mondo di oggi sembra proprio un «mondo al contrario». È davvero difficile immaginare un’umanità senza guerre e senza eserciti sempre più armati di missili, droni e armi nucleari sullo sfondo. I soldi spesi per le armi servono solo ad alzare le imposte in maniera insopportabile, non certo a creare un diffuso benessere. Sono soldi sottratti alla Sanità, alla Scuola, al Lavoro. Continuiamo tutti a parlare di diritti e di democrazia, ma nel frattempo in Italia c’è gente che lavora per 3 Euro l’ora, la povertà aumenta e le tasse diventano insostenibili. Ci dicono che siamo liberi. Liberi anche di essere poveri. La vera libertà cresce invece quando si smette di trattare le persone come numeri. Si diffonderà quando non ci sarà più gente senza diritti, sfruttata, affamata, in guerra. Forse siamo dei sognatori, ma se smettiamo di sognare ci rimane la rassegnazione, smettendo di immaginare un domani diverso, non lottando più per cambiarlo. Ci rimane di sopravvivere, non di vivere. I sogni sono scomodi, ma ci fanno sperare, e sono l’unica cosa che non ci possono togliere.
Luigi Andoni
Manerbio
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