Il caso Majorana, il clarense Pelizza e le verifiche da fare
Dopo la pubblicazione del mio libro «Il silenzio di un padre», frutto di anni di ricerche e studi archivistici sulle vere cause della Seconda guerra mondiale, mi sono resa conto di quanto il silenzio continui ancora oggi ad accompagnare alcune vicende decisive della nostra storia. Esiste infatti un altro silenzio, altrettanto inquietante: quello che circonda il caso Majorana-Pelizza. Lo scrittore e ricercatore Alfredo Ravelli ha dedicato numerosi libri a questa vicenda, culminati nell’opera «Majorana Pelizza, il segreto svelato», nella quale Rolando Pelizza, imprenditore di Chiari deceduto nel 2022, racconta gli ultimi trent’anni della propria vita sostenendo di avere collaborato con Ettore Majorana. Alfredo Ravelli ha portato questo tema all’attenzione pubblica in due importanti occasioni: durante un incontro nella Sala degli Arazzi di Piacenza e successivamente il 22 ottobre 2025 a Roma, a Palazzo Madama, nella conferenza dal titolo «È tempo di agire», promossa su iniziativa del senatore Gian Marco Centinaio. Che siano stanchi di dipendere dai soliti noti per l’energia? Secondo quanto sostenuto da Pelizza, Ettore Majorana non sarebbe affatto morto nel 1938, ma avrebbe vissuto per molti decenni lontano dalla scena pubblica, mantenendo fino a pochi anni fa ottime condizioni di salute. Ed è significativo che colui che viene indicato come il più importante collaboratore di Majorana sia proprio Rolando Pelizza, cittadino di Chiari, in provincia di Brescia. Una vicenda che molti cittadini clarensi conoscono da anni, anche se nel resto d’Italia sono ancora troppo pochi coloro che ne hanno realmente sentito parlare. Nelle videointerviste diffuse anche da Telecolor, Pelizza parla di una macchina già disponibile, capace di intervenire sulla materia, trasmutarla e produrre energia attraverso processi che, se verificati scientificamente, potrebbero rivoluzionare il futuro dell’umanità. Parole che possono apparire estreme, ma che meritano almeno attenzione culturale e approfondimento serio, non superficialità o derisione. Pelizza sosteneva che sarebbe possibile produrre energia gratuita, trasformare materiali e perfino eliminare sostanze tossiche, aprendo scenari enormi per la pace, l’ambiente e la sopravvivenza dell’uomo. Eppure il silenzio continua. Il vero nodo della questione non è soltanto scientifico, ma umano e politico: il rapporto tra conoscenza, potere e controllo. Forse il caso Pelizza-Majorana continuerà a essere discusso ancora per molti anni. Ma resta una domanda inevitabile: perché determinati argomenti vengono sistematicamente relegati ai margini del dibattito pubblico? E soprattutto: quanto potrebbe cambiare il nostro mondo se la ricerca fosse davvero libera da interessi e paure?
Carolina Manfredini
Docente di Filosofia e Scienze Umane
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