I miei dubbi sul cane portato in volo
Sono di parte. Se al ristorante mi mettono seduto accanto a un cane ne avverto immediatamente l’odore e chiedo di cambiare tavolo. Per questo accolgo con una certa perplessità la notizia che da questa settimana anche i cani grossi potranno volare in cabina con Ita Airways. Una notizia che, a prima vista, sembra testimoniare un grande progresso civile. Mi chiedo però se, nella corsa a trasformare ogni animale domestico in un membro della famiglia, non stiamo smarrendo un po’ il senso delle proporzioni. Un cane è una creatura meravigliosa, fedele e intelligente, ma resta un cane. E poi se durante il volo il cane deve fare i suoi bisogni, come funziona? Il proprietario potrà accompagnarlo nella toilette degli esseri umani oppure dovremo immaginare un elegante pannolino da crociera per passeggeri a quattro zampe? E in caso di emergenza, se dovesse mancare la pressurizzazione della cabina, scatterà anche per lui la procedura delle mascherine? Prima la metto al cane e poi a me, come si fa con i bambini piccoli? E se arriva un vuoto d’aria e nella cabina cresce il panico, chi tranquillizzerà chi? Il padrone il cane o il cane il padrone? E il passeggero seduto accanto dovrà accettare serenamente che il suo cappotto venga decorato da una generosa dose di bava canina? Avrà diritto a un risarcimento o dovrà considerare il nuovo profumo come un’esperienza di viaggio inclusiva?
Lettera firmata
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