Lettere al direttore

I giovani? Fiaccole da accendere, ma pure proteggere

Ho letto la lettera del 23 settembre «Se il primo giorno di liceo fa passare ogni entusiasmo» e la sua risposta, caro direttore, non fa una piega e mi trova d’accordo, ma non in toto. Sono sicura che il figlio della cara lettrice avrà tutti gli strumenti a sua disposizione per superare le amarezze e le delusioni che già dal primo giorno la scuola gli riserva, ma a chi gli strumenti difettano? Io sono la mamma di una ragazza che dopo due bocciature alle superiori ha abbandonato la scuola. Si è arresa e quella resa non è stata il frutto di un capriccio, ma di un disagio mentale. Non voglio usare giri di parole perché le parole non devono fare paura e non devono fare venire alla mente chissà quali associazioni: pazzo, matto, squilibrato. Il disturbo mentale è disagio, ansia e sofferenza che sono stati d’animo che ci accompagnano nel corso della vita ma quando prendono il sopravvento e diventano invalidanti sfociano in una vera e propria malattia. E questa malattia può colpire chiunque, sfatiamo uno stigma, anche adolescenti e giovani senza distinzione di estrazione sociale, cultura ecc... e quando colpisce loro, così vulnerabili, in una fase della vita così delicata, è devastante. A mia figlia è stato diagnosticato il disturbo borderline di personalità quando aveva 18 anni ma i sintomi e le conseguenze sono comparsi anni prima e hanno segnato profondamente la sua adolescenza. Non voglio elencare cosa significa essere borderline, un’ampia e dettagliata descrizione la si può benissimo trovare su internet, ve ne riporto solo una caratteristica: nel borderline l’immagine di sé, la percezione del proprio valore e gli obiettivi personali sono marcatamente e persistentemente instabili. Immaginate cosa può provare una giovane con un autostima così altalenante ritrovarsi in un ambiente scolastico come quello descritto dalla lettrice. Con questo non voglio gettare tutto il peso della responsabilità dell’abbandono scolastico di mia figlia sui professori, ci mancherebbe, ne ha trovati di molto validi e umani che l’hanno capita, supportata e aiutata ma quelli forse sono arrivati troppo tardi, come tardi è arrivata per noi la diagnosi. Quanti sono i ragazzi che si trovano ad affrontare la scuola senza una diagnosi certa (cautele in età evolutiva ne ritardano la diagnosi) ma con disagi e sofferenze reali che minano il loro percorso scolastico, etichettati tante volte come difficili, problematici o svogliati, ci si accorge della loro fragilità ma nella maggior parte dei casi la scuola alza le mani e li lascia al loro destino. Io da mamma non posso accettarlo. Il mio non è uno sfogo né vuole essere una critica ma una richiesta: nelle scuole servirebbero più insegnanti con un’elevata empatia, che dovrebbe essere una competenza educativa fondamentale perché nelle scuole c’è bisogno di ascolto, comprensione e di clima positivo, la scuola deve stare al fianco delle famiglie e dei professionisti che accompagnano questi ragazzi fragili durante il lungo cammino della guarigione, non basta più solo riempire la loro testa di nozioni. Chiudo citando una celebre frase: i giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere. Io aggiungo: quelle fiaccole anche se deboli e tremolanti vanno protette e accudite.

Lettera firmata

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