Lettere al direttore

I «Capilù», vigili di altri tempi a piedi e in «spiciola»

Lo chiamavamo «il Rosso», perché rosso di capelli era e che, a differenza di Quintino, entrambi Vigili urbani, era terribile. Vestivano la divisa nera del Comune, e calzavano il cappello a bombetta: per cui «Capilù»! Li s’incontrava in città a piedi o sulla bicicletta da viaggio del Comune, anch’essa nera e il Rosso costituiva lo spauracchio di noi ragazzotti, quando ci sorprendeva a pedalare in due sulla stessa bici (la «spicciola» nel gergo di allora). Per la verità multe mai, ma smontare subito e, a seguire, il predicozzo. Avevano sede, i vigili, in via Trieste ed è vero, li chiamavamo Capilù, ma senza iattanza e sempre nel rispetto che ci era stato insegnato, nei confronti di chi rappresentava «l’Autorità». Non so quanti fossero in tutto, ma circolando per il centro li incontravi spesso, soprattutto agli incroci e i bresciani, che in fondo li amavano, scaricavano per loro, la vigilia di Natale all’incrocio fra corso Zanardello, corso Palestro e via X Giornate, una montagna di regali. Quelle presenze, oltre che intervento al bisogno, generavano una certa tranquillità. Ma in tre quarti di secolo molte cose sono cambiate: è aumentata la circolazione veicolare, quella pedonale, quella extra comunitaria e sono diminuiti l’educazione, il rispetto delle regole e della legge. A quei poveri «Capilù» che a piedi o in bicicletta sotto il sole o con la pioggia battevano le strade di Brescia, si sono sostituiti i colleghi attuali (pare che gli operativi sul territorio siano 266) e, a quelle biciclette, motociclette e automobili. Non so cosa significa operatività sul territorio e quali compiti riassuma, certo è che quello ritengo essere il più efficace, il presidio di zona mediante la presenza fisica di una «divisa» a piedi, è un auspicio che, prevedo, resterà tale.

Paolo Minucci Teoni

Brescia

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