Ho un quesito: esiste un’ecologia della fede?
Esiste un’ecologia della fede? La domanda si è fatta largo notando l’enfasi «solare» per l’impianto fotovoltaico sul tetto di «sant’Angela». L’effimera tutela dell’ambiente (ma studiare l’atmosfera no?) passa imprescindibilmente per l’abbattimento della famigerata CO2 ma, chissà quanti sanno che questo gas nell’atmosfera vale ben lo 0,042%? Praticamente come se la vita di un essere umano dipendesse dall’unghia del mignolo sinistro del piede. Anzi ci sono aziende che vendono CO2 perché ne abbiamo poca! Altrimenti la frutta e la verdura in serra te la scordi. Un’altra cosa che pochi sanno è che il fitoplancton degli oceani produce il 50% dell’ossigeno ma pochi si preoccupano delle migliaia di navi container che in un viaggio producono più inquinamento della città di Brescia in un anno. Un contadino con il combustibile per un viaggio dall’Argentina all’Italia (portano frutta e verdura velenosi) potrebbe far funzionare i suoi trattori tutta la vita. Ma torno all’inizio: l’ecologia dell’anima? Quella sia pure inquinata di false dottrine, di comunioni sacrileghe, di appoggi a partiti abortisti, arcobaleniti, eutanasici, di cultura protestante, di accoglienze fantasiose, di dialoghi «costruttivi» ecc... a quella nessuno pensa tanto in paradiso saremo giudicati dai timbri sul Green Pass.
Mauro Mazzoldi
Iseo
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


