Grazie a Chiarini, apprezzatissimo interprete politico
Mi permetto di esprimere un apprezzamento per il professor Chiarini, che considero un commentatore di statura paragonabile a quella di Stefano Folli o Carmelo Caruso, giornalisti che possono contare su una notorietà nazionale e su palcoscenici ben più ampi. Umanamente mi ricorda Alberto Cavallari, che ebbi anche modo di conoscere: il direttore che, dopo lo scandalo della P2, seppe restituire credibilità al Corriere della Sera. Ritrovo in Chiarini il garbo, la misura, l’eleganza discreta. Cavallari aveva rispetto per il lettore e il gusto della chiarezza. Sono convinto che se il Giornale di Brescia promuovesse un’indagine qualitativa e approfondita tra i propri lettori Chiarini figurerebbe tra i collaboratori più apprezzati. Naturalmente è soltanto una mia convinzione. Quando lo leggo, mi sembra di risentirne la voce, come nelle belle serate organizzate dalla Provincia di Brescia al San Carlino. Infine, anche a costo di essere tacciato di piaggeria, apprezzo il fatto che Chiarini non si avventuri in campi che non conosce, non si improvvisi tuttologo e non passi disinvoltamente dall’antifascismo all’ambientalismo. Mi ricorda, in questo, certi grandi scrittori che ritornano sempre sugli stessi temi, ma lo fanno così bene da conservare per decenni un pubblico fedele. Chiarini rimane saldamente ancorato al suo ambito di competenza, l’interpretazione politica. Un’interpretazione che spesso condivido, pur rivendicando naturalmente la libertà di dissentire. Un giornale che ci dà sempre ragione può gratificare il nostro amor proprio; uno che qualche volta ci contraddice può ancora insegnarci qualcosa.
Daniele Comini
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