Lettere al direttore

Gli Usa, i migranti, la memoria corta e selettiva di Trump

Fa impressione sentire un presidente americano, discendente di immigrati tedeschi, che parla di blocco totale all’immigrazione come se l’America fosse nata dal nulla. L’America è quello che è proprio perché è stata popolata dall’emigrazione di tutto il mondo. Irlandesi che scappavano dalla fame, italiani dalla miseria, ebrei dallo sterminio, tedeschi, messicani. Tutti loro hanno costruito strade, fabbriche, grattacieli, e senza di loro non esisterebbe l’America. Ma adesso, dimenticando le proprie origini, l’America alza un muro e rifiuta chi bussa alla sua porta. Ma c’è una pagina ancora più orrenda, che questa America vuole dimenticare, e che invece dovrebbe ricordare prima di parlare di «invasione». Per duecento anni gli americani sono andati in Africa a rapire uomini, donne e bambini. Venivano incatenati, ammassati nelle stive delle navi negriere come animali, e quelli che sopravvivevano al viaggio venivano venduti al mercato, marchiati a fuoco come le bestie, umiliati e violentati nelle piantagioni di cotone. Si parla di milioni di africani deportati. Uomini e donne che non avevano nessuna intenzione di andare in America, che avevano le loro famiglie, i loro villaggi, strappati con la forza per arricchire i padroni bianchi americani. Quella è stata la vera invasione, non quella dei migranti di oggi, e su quel sangue hanno costruito la ricchezza americana. In questi giorni arrivano anche le parole di Trump sull’Europa: «Se l’Europa dovesse soccombere all’invasione dei migranti, non avremo altra scelta che andarcene». Andarcene dalla Nato? Dall’Europa? Dalla storia? E come se non bastasse, Trump aggiunge: «Quando abbiamo chiesto aiuto in Iran, loro non ci hanno dato una mano e noi spendiamo così tanto per la Nato». Si spende tanto per la Nato, ma si dimentica perché esiste la Nato. Non è una banca, ma un’alleanza nata per difendere i valori comuni, tra cui l’accoglienza, la libertà, la democrazia. Se l’America di Trump vuole davvero andarsene, se ne vada. Ma prima chieda scusa per le catene che ha messo agli africani e guardi la Statua della Libertà. Da parte nostra, che tristezza vedere come è ridotto il paese che doveva essere la terra della Libertà.

Luigi Andoni

Manerbio

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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