Lettere al direttore

Gli incidenti stradali e le umane responsabilità

Scorrendo le notizie di cronaca stradale sui quotidiani, ci si imbatte quotidianamente in formulazioni ricorrenti: «Pedone travolto da un’auto», «Donna falciata da un Suv», «Veicolo uscito autonomamente di strada». A meno di non voler evocare trame da romanzo fantastico, la realtà è ben diversa: le automobili non compiono azioni da sole. Dietro ogni veicolo a motore c’è sempre una persona alla guida, con precise responsabilità legate alla velocità, alla distrazione e al rispetto della vita altrui. L’uso sistematico della forma passiva e la sostituzione dell’essere umano con l’oggetto meccanico non è un semplice dettaglio grammaticale, ma una scelta che crea un alibi culturale. Trasforma la guida pericolosa o l’imperizia in una sorta di fatalità ineluttabile, come se ci si trovasse di fronte a una calamità naturale contro cui nulla si può fare. Anche l’uso generico del termine «incidente» finisce per derubricare a mera sfortuna ciò che è quasi sempre l’esito di violazioni o di infrastrutture progettate male. Come è felicemente avvenuto per il racconto della violenza di genere (affrancato finalmente da alibi linguistici fuorvianti come «raptus» o «troppo amore»), credo sia tempo di promuovere una simile svolta deontologica e culturale nel giornalismo che si occupa di strada. Restituire il focus sulla responsabilità umana è il primo e fondamentale passo per smettere di accettare passivamente la violenza stradale e per esigere comunità e città davvero sicure per tutti.

Roberto

Un lettore e genitore

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...