Franco Baresi, campione unico e inimitabile
Per me è stato semplicemente la cosa più bella del calcio, se non il calcio stesso fatto uomo. Nei vari servizi che raccontano la sua storia ho sentito parole come «cascina», dove è nato, «oratorio», dove ha tirato i primi calci, e «il prete», che lo ha aiutato. Mi sono sentito a casa: questo mi faceva provare Franco Baresi. E anche se lo vedevi così monumentale in campo, io pensavo sempre a quel ragazzo partito proprio dalle mie terre, la Bassa bresciana, da condizioni umili. Tutto questo si rifletteva nel suo gioco. Schivo fuori dal campo, un leone in partita. Era il Capitano, con quest’aria da padre che si occupa dei suoi dieci figli e li difende fino alla morte. Riguardando le sue gesta l’ho trovato ancora più bravo e straordinario di come lo ricordassi. Le sue sciabolate da 40 o 50 metri di una precisione millimetrica, i recuperi incredibili, gli anticipi assurdi: all’improvviso appariva davanti all’attaccante e gli rubava la palla. Indimenticabile quella scena di Maradona con la sua maglia, in cui dice: «Baresi, come difensore, è il massimo». Uno scontro fra Titani: Maradona e Baresi, la sfida eterna, il meglio del meglio. E nella finale a Pasadena con l’Italia, operato al menisco solo 20 giorni prima, disse a Mister Sacchi che, se lo avesse fatto giocare, quella volta avrebbe dato il 200 per cento. E così fece. Fu forse la sua più grande prestazione, c’è chi dice addirittura la migliore di un difensore in assoluto. Questo era Franco Baresi. Il più grande. Il Capitano. 6 per sempre.
Riccardo Maffoni
Orzinuovi
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