Fotovoltaico nei centri storici, troppe restrizioni
Vorremmo fare presente un problema che oltre a riguardare noi direttamente è comune a tutti coloro che possiedono una casa nel centro storico di Brescia o in uno dei suoi nuclei storici minori. Il problema di come salvaguardare l’aspetto paesaggistico di questi centri e nello stesso tempo adeguare le proprie abitazioni alle esigenze collettive, oltre che individuali, di dotarsi di impianti di fonti energetiche alternative e di migliorarne le prestazioni energetiche riducendo così l’inquinamento, la produzione di anidride carbonica ecc. Il nostro caso è semplice. Abitiamo in Sant’Eufemia «Nucleo storico minore» del Comune di Brescia in una casa tipologia «casa a corte». Dovendo sistemare il tetto, pensiamo di installarvi un impianto fotovoltaico. Ovviamente, vogliamo evitare che questo impianto deturpi l’aspetto della nostra casa, quindi lo facciamo progettare con tutti gli accorgimenti previsti per i centri storici e riportati anche in una bella intervista rilasciata già alcuni anni fa dall’assessore all’Urbanistica Michela Tiboni. Pannelli complanari ai coppi, del loro stesso colore opachi non riflettenti, cavi inverter e quadri interni non visibili da nessuna strada né dall’alto. Una soluzione decisamente più costosa ma molto meno impattante visivamente. Aggiungiamo che la falda del tetto su cui dovrebbe essere installato l’impianto non è visibile da via Indipendenza, la strada dove si trova la casa. Presentato il progetto alla Commissione Paesaggistica del Comune, questa dà risposta negativa in quanto «l’impianto risulta visibile da pubblica via». Cosa in effetti vera da viale Sant’Eufemia, collegato con uno svincolo a via Indipendenza, il tetto è visibile. È però anche vero che da via Panoramica, via A. Langer, dal Castello di Brescia e da chissà quanti incroci di vie e piazzette si possono vedere praticamente tutti i tetti del centro storico e quindi, in base a quel principio, nessuno potrebbe installare impianti fotovoltaici, malgrado gli appelli ai cittadini di contribuire all’aumento delle fonti alternative. Aggiungiamo la cosa un pochino irritante, è il vedere in viale Bornata ed in viale Venezia edifici a nostro parere più significativi del nostro con impianti installati ben visibili da pubblica via.
Adele Liberini e Luciano Cividati
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