Lettere al direttore

Esami del sangue. Quanto pesano quegli asterischi

Arriva il giorno che bisogna fare gli esami del sangue. Chi soffre di belonefobia (detta anche tripanofobia o aicmofobia) ossia la paura irrazionale e persistente di aghi, spilli e siringhe sa bene cosa vuol dire. Ciò nonostante, come impavidi eroi, ecco il braccio teso, la manica della camicia rivoltata e... lo sguardo rivolto dall’altra parte, magari al soffitto, pronti (o quasi) per affrontare la drammatica esperienza, dissimulando stoicamente il momentaneo terrore che puntualmente assale. Ma non finisce qui. Come non bastasse, una volta sono stati ricevuti gli esiti, ecco che bisogna andare alla ricerca degli asterischi, augurandosi, tuttavia, di non trovarne alcuno o perlomeno scorgerne il minore numero possibile. Questo piccolo segno grafico storicamente usato per attirare l’attenzione su concetti chiave o note a piè di pagina ora, nei nostri referti, assume la determinante funzione di segnalare uno o più valori che dovessero trovarsi al di fuori dai limiti normali, con la naturale conseguenza di farci sudare freddo mentre si scorrono i risultati, poiché pervasi dal terrore di scorgerne qualcuno al loro cospetto. Per non parlare di quando ci sono per davvero, magari proprio laddove non avremmo assolutamente voluto. È il momento di correre ai ripari, sottolineando ancora una volta come la (buona) salute sia la cosa più importante di ogni altra, nonché valga più di tutto l’oro del mondo e, pertanto, debba sempre essere messa al primo posto. Ecco, proprio su quest’ultima frase aggiungerei un bell’asterisco, grande come una casa. Una sorta di allarmismo? Macché! Semplicemente per ricordare di non scordarcene mai.

Giuseppe Agazzi

Rovato

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