Lettere al direttore

Diritto di voto a 16 anni per dare più peso ai giovani

Se la sinistra ha davvero a cuore i giovani deve proporre con urgenza e fermezza il diritto di voto a 16 anni. È una necessità ormai inderogabile in quanto l’età dell’elettore medio italiano è circa 55 anni (e aumenterà): in una tale situazione il peso dei giovani è quasi ininfluente. Chi vuole vincere le elezioni punta perciò su temi che catturano l’immaginario politico delle persone di mezza età e rispondono ai bisogni dei più anziani: più pensioni che aiuti ai precari, più sanità che ambiente, più sicurezza che scuola, più nostalgia di mitici bei tempi andati che progetti a lungo termine. I sedicenni non sono abbastanza maturi? È forse più affidabile il voto dei sempre più numerosi «grandi anziani» affetti da demenza senile o mancanza di memoria? E se anche fossero lucidi, cosa potrebbe importargli della crisi ambientale, dell’Earth Overshoot Day 2026 (Giorno del sovrasfruttamento della Terra) che cade ogni anno sempre prima, del debito immenso che ogni neonato ha già sulle spalle che non gli permetterà mai di andare in pensione? Se non diamo maggiore peso alla loro voce, i giovani non avranno più nemmeno la speranza che il loro voto possa contare e gli chiuderemo ogni fiducia nel futuro.

Cristina Agazzi

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