Così ho perso il mio salumificio, ma non la dignità
Scrivo queste righe perché quando si chiude una lunga storia imprenditoriale, il rischio è che restino solo gli ultimi titoli e che venga dimenticato tutto ciò che è stato costruito in decenni di lavoro. Mi riferisco al Salumificio Aliprandi di Gussago, un’azienda fondata nel 1940 che ha rappresentato per oltre ottant’anni un pezzo importante dell’economia del nostro territorio. Una realtà cresciuta con sacrificio, capace di portare il nome di Gussago e della Franciacorta ben oltre i confini provinciali, fino ai mercati europei. Ho assunto la guida dell’azienda quando avevo appena diciassette anni. Da allora la mia vita è coincisa con quella del salumificio: anni di investimenti, responsabilità, scelte difficili e un impegno quotidiano rivolto non solo all’impresa, ma anche ai lavoratori, ai clienti e al territorio. La chiusura dell’azienda rappresenta il dolore più grande della mia vita professionale. Tuttavia desidero che sia chiaro un aspetto: la crisi che ha portato a questo epilogo è stata il risultato di fattori economici che hanno investito l’intero comparto, dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime alla perdita di importanti canali commerciali, fino a un mercato diventato sempre più difficile. Non è stata una scelta, né tanto meno una mancanza di volontà o di impegno. Anche nei momenti più complessi abbiamo cercato di tutelare il personale. L’accordo raggiunto nel 2024 ha consentito la continuità produttiva attraverso l’affitto del ramo d’azienda e ha permesso di salvaguardare i posti di lavoro rimasti, scelta che considero un dovere morale nei confronti di chi aveva condiviso con noi tanti anni di attività. Parallelamente ho affrontato una difficile battaglia personale contro una grave malattia, culminata con un trapianto di fegato. Non desidero citarla per suscitare compassione, ma solo per ricordare che non ho mai smesso di seguire l’azienda e di lottare per il suo futuro, fino a quando è stato possibile. Oggi la società ha concluso il proprio percorso con la liquidazione giudiziale, ma credo che questo non possa cancellare oltre ottant’anni di lavoro onesto, di serietà e di rispetto degli impegni assunti. Non chiedo giustificazioni né indulgenza. Chiedo soltanto che il nome Aliprandi venga ricordato per ciò che ha rappresentato nella storia imprenditoriale di Gussago e della provincia di Brescia: una famiglia che ha dedicato la propria vita al lavoro, affrontando con dignità sia i successi sia le difficoltà. La storia di un’impresa può finire. L’onestà con cui è stata condotta, invece, resta.
Luca Aliprandi
Gussago
Caro Luca, ogni storia imprenditoriale che si chiude è una ferita. Per chi la vive in prima persona, come lei, per coloro che ad essa sono stati legati, per la comunità che l’ha vista crescere e accolta, infine pure per noi, che ci mettiamo nei panni di chi scrive, senza permetterci giudizi, semplicemente registrando una sofferenza. Le va dato atto, in ogni caso, di metterci la faccia. Perciò, almeno qui, s’è guadagnato un credito e la possibilità di raccontare la fine della storia in prima persona. E se possiamo aggiungere una parola, diciamo che può aver perso tutto, ma la dignità l’ha mantenuta.
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