Lettere al direttore

Cittadinanza tolta e busto lasciato. Quanta ipocrisia

Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Brescia: 102 anni fa da Roma a Mussolini fu data la cittadinanza onoraria, diretta a tutti i Comuni, e Brescia eseguì. Il 10 giugno, poche settimane dopo: l’omicidio Matteotti. Da oggi quella cittadinanza non c’è più, cancellata dal voto del Consiglio comunale. La guerra, le leggi razziali, il disfacimento morale e materiale dell’Italia. Quanta ipocrisia vedo in questo comportamento della maggioranza del consiglio comunale, quando nel museo del Risorgimento di Brescia, insieme ai padri del risorgimento italiano, campeggia un enorme busto di Mussolini, voluto dalla stessa sinistra. Tempo fa ebbi l’occasione di incontrare uno storico locale presentando dei documenti che dimostrano chiaramente inopportunità di collocare tale oggetto nel museo del Risorgimento, mi si rispose che quel busto è un’opera d’arte. Trovo singolare che il Comune ritenga necessario revocare oggi una cittadinanza onoraria concessa per imposizione del regime fascista, in nome di una doverosa presa di distanza storica e morale, mentre nello stesso tempo, nel Museo del Risorgimento, continua a essere esposto un grande busto di Mussolini, giustificandone la presenza come opera d’arte o testimonianza storica. Se la memoria storica richiede contestualizzazione per il busto, allora dovrebbe richiederla anche per la cittadinanza onoraria; se invece quest’ultima va cancellata perché offensiva dei valori democratici, ci si dovrebbe interrogare con la stessa coerenza sul significato simbolico delle altre forme di celebrazione pubblica. Il problema non è la storia, che non si cancella, ma il diverso criterio con cui viene trattata a seconda della convenienza politica del momento. La cittadinanza onoraria viene cancellata perché simbolo di un passato da condannare. Il busto monumentale nel museo resta perché simbolo di un passato da ricordare. Delle due l’una: o i simboli storici vanno conservati e contestualizzati, oppure vanno rimossi. Applicare un principio nel primo caso e il suo contrario nel secondo dà l’impressione che non si stia facendo storia, ma politica.

Angelo Guerreschi

Caro Angelo, eppure una differenza c’è. E se con calma proviamo a ragionare, senza convinzione a priori che gli altri siano nel torto, forse alla fine insieme potremmo concordare. Un conto infatti è la cittadinanza onoraria, che riconosce qualcosa che non c’è più, l’onore appunto, la stima e la buona reputazione riconosciuti a un individuo in base al suo comportamento; un altro il busto in un museo, che invece ricorda un personaggio storico, collocandolo alla fine dell’esposizione per spiegare come il fascismo abbia tentato di appropriarsi e strumentalizzare il mito della romanità e del Risorgimento. Nel primo caso è una scelta valoriale, e si fa politica, ha ragione lei; nel secondo invece è un espediente artistico, culturale, finalizzato a stimolare il pensiero critico di chi sceglie il percorso museale e lo studio della storia in generale. Ecco perché la contraddizione netta che vede lei per noi è inesistente e lo sosteniamo con forza, senza sentirci ipocriti. Un abbraccio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...