Lettere al direttore

Cartelle cliniche. Quando un diritto viene disatteso

«Le leggi son ma chi pon mano ad esse?». Nell’anno 1300 se lo chiede il Lombardo Marco nel Canto XVI del Purgatorio. «Ma naturalmente gli enti pubblici finanziati dalle nostre tasse» risponderebbe, 700 anni dopo, il cittadino lombardo medio. Invece no. Sul sito istituzionale degli Spedali Civili di Brescia, ad esempio, mi pare si palesi la violazione di ben 3 leggi per di più connesse a due diritti fondamentali della persona: il diritto alla salute e il diritto alla proprietà dei dati personali. Si tratta della richiesta di copia della cartella clinica. L’art. 13 comma 3 della legge regionale 48 del 1988 prevede infatti l’obbligo di ottemperarvi «nel tempo più breve possibile e comunque non oltre 10 giorni dalla richiesta». L’art. 4 comma 2 della legge nazionale 24 del 2017 impone invece la consegna «entro sette giorni dalla presentazione della richiesta». Inoltre ai sensi del Regolamento Unione Europea 679 del 2016 «il titolare del trattamento fornisce una copia dei dati personali oggetto di trattamento» (art 15) e lo fa gratuitamente (art.12), potendo addebitare i costi amministrativi solo «in caso di ulteriori copie». Tutto ciò confermato da sentenza della Corte Europea C-307/22 del 26 ottobre 2023 che ribadisce «l’obbligo di fornire all’interessato, a titolo gratuito, una prima copia dei suoi dati personali», riconfermando il diritto ad «ottenere la copia integrale dei documenti contenuti nella sua cartella medica», non superabile da eventuale normativa nazionale che ponga a suo carico la spesa della prima copia. A fronte di ciò il nostro Ospedale dichiara che fornirà la copia richiesta «entro 20 giorni lavorativi» e solo dopo pagamento di 25 euro. Ma è in buona compagnia. Per restare alle strutture pubbliche, l’ospedale di Desenzano - Manerbio si riserva infatti 30 giorni ma per «soli» 20 euro (più 7 euro per chi avesse «urgenza»). A Edolo-Esine invece per 25 euro consegnano la copia entro 15 giorni. Meglio fa la Franciacorta che rispetta i termini (7 giorni) e si accontenta di 16 euro. Tutto ciò non è irrilevante. Queste richieste infatti non si fanno per futili motivi ma, in genere, per impellente necessità (per esempio passaggio ad altra struttura in casi clinicamente complessi o urgente verifica di eventuali errori medici). Perciò dovrebbero essere evase velocemente e gratuitamente. Questo malcostume dovrebbe però finire anche perché in uno stato di diritto le leggi si applicano oppure si cambiano. Ma secondo le procedure costituzionali e non certo per decisioni di funzionari periferici. Diversamente c’è solo arbitrio cioè il contrario della libertà repubblicana tanto citata nei discorsi del 2 giugno. Mi permetto perciò due suggerimenti. Ai direttori generali: meno convegni, più controlli. Alla Giunta Regionale che li nomina: meno Cencelli, più Zanardelli. Perché: «Lume v’è dato a bene e a malizia/ però, se ’l mondo presente disvia, / in voi è la cagione, in voi si chieggia/ e io ve ne sarò or vera spia».

Mariagrazia Fasoli

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