Bici e monopattini serve più rispetto per le regole
Questa mattina ho evitato una catastrofica caduta sotto i portici, sfiorata da un monopattino ad alta velocità ed ho deciso che era ora di ribadire ciò che osservo ogni santo giorno camminando in centro o spostandomi dal centro a Brescia Due per lavoro, in auto, perché fortemente sconsigliata di lambire a piedi Parco Tarello, fosse altro che per l’ agognata salutare camminata quotidiana. Ogni santo giorno persone di ogni età attraversano sulle strisce pedonali conversando senza prima, per la dovuta sicurezza, orientare il capo a destra ed a sinistra come mamma ci ha insegnato; seguono attraversamenti, sempre sulle strisce pedonali, di biciclette ad alta velocità (ma non si devono portare a mano?), si susseguono sorpassi di veicoli ad alta velocità dimentichi ormai dell’uso delle frecce, non attivate neppure per parcheggiare (compresi gli autobus) o per rimettersi in strada dal parcheggio. Anziana che attraversa chiacchierante al cellulare, fermandosi a puntualizzare con l’amica nei 30 gradi lasciati liberi all’uscita del garage di piazza Vittoria, dopo la singolare soluzione di «spostare» di 30 gradi le strisce pedonali, costringendo chi esce dal garage ad improbabili manovre per non investire i passanti. «Gentile signora rischia di farsi male!». Risposta: «Ma lei va in galera», «e lei al Creatore… decida lei». A parte questa irriverente «amenità», cosa ci fanno queste strisce pedonali? Non bastano quelle di fronte? Perché le persone non rispettano le più elementari nozioni del Codice della strada? Dove sta questo gap educativo? Dobbiamo ricorrere ai «sistemi complessi» per insegnare e promuovere la sicurezza?
Lettera firmata
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