Bene la cultura, ma sia davvero accessibile a tutti
Avevo pensato di scriverle questa lettera circa un anno fa, al termine dell’ultima edizione di Librixia. Ho preferito attendere la vigilia del nuovo appuntamento, cioè questo periodo. La fiera del libro è un fondamentale momento di incontro e di stimolo per la città: non solo per lo sforzo delle librerie e per la qualità dei dibattiti, ma anche come spazio di socializzazione attorno a interessi condivisi. Contribuisce a creare quella coesione sociale che è, ne siamo tutti convinti, un potente fattore di crescita per la comunità. Durante la mia ultima visita mi sono dovuto fermare all’ingresso di ogni padiglione, cercare il personale (spesso all’interno) e farmi aiutare a superare le rampe con la mia carrozzina. Mi sono fatto un certo occhio sulle pendenze e posso dire con tranquillità che quelle rampe erano intorno al 20%. Sicuramente non il 6% previsto dalla legge. A chi legge potrebbe sembrare una richiesta pretestuosa: in fondo basta chiedere una mano, no? Sì, per entrare. Poi per uscire. Stessa cosa al padiglione successivo e ad ogni singolo dibattito cui si vorrebbe assistere. Al secondo tentativo passa la voglia. E non parliamo di un edificio medievale, come la Torre Mirabella, citata di recente da un suo lettore a proposito di barriere architettoniche e mentali, ma di strutture temporanee da fiera. Strutture allestite in spazi ampi e riutilizzate più volte durante l’anno. Risolvere il problema una volta significa risolverlo per sempre, con una spesa irrisoria per l’organizzazione. Mi permetto di insistere perché mi imbatto spesso in situazioni simili, dove le rampe vengono considerate un mero obbligo burocratico da espletare in qualche modo. Ma quei numeri sulle pendenze non sono estratti da un bussolotto: sono frutto di calcoli e servono a garantire la massima partecipazione. La legge nazionale prevede una pendenza massima dell’8%, la Regione Lombardia scende al 6% per tutelare chi ha una mobilità ancor più ridotta. Qualche anno fa, durante i lavori per il Piano di Accessibilità Urbana di Brescia, l’architetto incaricato e le associazioni che parteciparono avevano individuato nel 4% il limite ideale, dove gli spazi lo consentono, proprio per rendere normale la fruizione degli spazi comuni a tutte le persone. Spero che l’edizione 2026 di Librixia sia l’occasione per dimostrare che la cultura, a Brescia, vuole essere accessibile a tutti. Senza dover chiedere l’aiuto a nessuno.
Roberto Sala
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