Lettere al direttore

Assisto mia madre, ma quanta rabbia per la burocrazia

La mia storia è di figlio convivente che accudisce 24 ore al giorno la madre novantaduenne a casa, allettata, con invalidità riconosciuta. Per questo ho rinunciato al lavoro e mi sono messo in aspettativa non retribuita. Ora, sapendo che Regione Lombardia fa un bando per contributi a cargiver, mi presento con la mia domanda e tutti i documenti originali e in copie richiesti. Già la cosa comincia male, dato che le assistenti non ritengono il modulo corretto (invece poi risulterà correttissimo), poi mi si comunica che il certificato di multifunzionalità rilasciato da una geriatra che lavora in una struttura comunale non è valido; devo rivolgermi perciò ad un geriatra pubblico o privato convenzionato (Domus, Poliambulanza, Fatebenefratelli). Lo chiamo e mi vengono chiesti 250 euro per visita geriatrica a domicilio, per certificare ciò che è già stato certificato dalla geriatra! Ma Asst di Brescia, a differenza delle Asst confinanti, così mi è stato riferito, ha emesso una sua delibera che ammette solo geriatri pubblici o convenzionati che naturalmente per visita a domicilio si contano su una mano e devono essere pagati dal privato. Ora per partecipare ad un bando che non so che esito darà, devo versare una gabella di 250 euro per il certificato. Le sembra corretto? Mi è stato detto che sono amareggiato... io direi che sono arrabbiatissimo!

Massimiliano Girelli

Caro Massimiliano, l’arrabbiatura è comprensibile e no, non ci sembra corretto. Per nulla. Ora, su ciò che le è stato riferito sospendiamo il giudizio: per amor di serietà, attendiamo la risposta dell’Asst bresciana. Di certo c’è invece la gimcana burocratica a cui deve sottoporsi chi vuole sperare di ricevere un aiuto. Su questo la Regione deve riflettere: bene stanziare fondi, ma essi sono un diritto da esercitare, non un beneficio da conquistarsi come nel «fil rouge» dei Giochi senza frontiere. Uno strazio che si aggiunge alla grave mancanza dello Stato italiano, il quale non ha ancora una propria legge sui «caregiver», a differenza dei principali Paesi europei, che invece ne hanno una e pure da tanto (la Gran Bretagna addirittura dal 1976, la Germania dal 1995, la Spagna dal 2006, la Francia dal 2015). Tutto ciò per dire, caro Massimiliano, che comprendiamo benissimo non soltanto lei, ma altresì le migliaia di bresciani e bresciane che si trovano a prestar cura a un famigliare, contando soltanto sulle forze proprie e di quell’opera mirabile che risponde al nome di «volontariato». Una carenza che le regioni, compresa la Lombardia, ha tentato di colmare. Se però per accedere ai benefici l’iter è tanto complesso il fiore all’occhiello appassisce e non restano che rabbia e delusione, da aggiungersi alle fatiche di ogni giorno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...