Ancora No-Tav. La lezione di Levi sulle proteste
Ancora No-Tav, ancora scontri, ancora poliziotti feriti... Ho riletto il racconto «Nichel» (Il sistema periodico di Primo Levi) ambientato alla fine del 1941, quando Levi (neolaureato in chimica, ebreo in un periodo di forti restrizioni razziali) trova lavoro presso la grande miniera di amianto di Balangero, in Piemonte, a mezz’ora di auto dalla Val Susa. Entrambi i territori fanno parte dell’anello di transito pedemontano che da Torino sale verso i principali sistemi vallivi alpini occidentali. Orbene, dopo tanti anni, si parla, quando se ne parla, di generici danni ambientali. L’ambientazione della cava viene descritta da Levi con toni cupi, simili a un inferno dantesco, immersa in una polvere biancastra e cenerina di minerale fibroso. Chiedo: almeno a chi ha imparato qualche formuletta di chimica e scorso un bigino di Patologia Clinica non viene un dubbio sul perché i «cattivi» continuino nella loro azione di protesta? P.S. Ben 153 feriti tra le Forze dell’Ordine sono tantissimi: violenza di una parte dei dimostranti? Sicuramente! Ma l’organizzazione delle Forze dell’Ordine? Deficitaria, come al solito. Come sono arrivati là, attraversando le Alpi?
Paolo Ruggeri
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