Lettere al direttore

Aiuti agli italiani sì ma non se cercano rischi e pericolo

Ormai sempre più spesso si legge di italiani che, in giro per il mondo, si trovano poi in difficoltà. Vuoi per comportamenti avventati oppure per ignoranza delle leggi locali, devono poi intervenire le nostre autorità locali e centrali per cercare di riportarli a casa. E la cosa non è indolore: costi elevatissimi che vengono portati a carico di quanti invece non si possono permettere viaggi di piacere, ma che devono contribuire agli interventi in favore di chi lo può fare. Ovviamente non si possono lasciare connazionali al loro destino ma non è nemmeno giusto che, almeno nella maggior parte dei casi, chi «se l’è cercata» possa cavarsela a buon mercato. Parlo ovviamente di chi si avventura volontariamente in luoghi a rischio, che si comporta in modo sconveniente pensando di fare in ogni dove quello che magari in Italia gli è concesso, che affronta volontariamente situazioni molto pericolose per amore del rischio... Se va loro bene, si sono divertiti e se qualcosa va storto viene subito allertata la Farnesina perché provveda a toglierli dai guai. Salvo poi, come accaduto nel recente passato, sentire una attivista per la quale era stato pagato un riscatto affermare che «appena posso ritorno in quel Paese». Esiste un elenco di Paesi considerati a rischio, per il regime di governo oppure per l’esistenza di patologie particolari o per conformazione dei luoghi ma la gente, chi se lo può permettere, è attirata dal rischio e li frequenta lo stesso; salvo poi chiedere aiuto in caso di bisogno. In definitiva, credo che la passione per l’avventura sia alimentata anche dalla certezza di soccorso in caso di necessità e fosse solo questione di soldi spesi sarebbe anche tollerabile, ma spesso ci sono conseguenze molto più gravi, con la potenziale diffusione ad esempio di malattie molto gravi esportate dai Paesi visitati.

Angelo Angoscini

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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