Nel 1972 i Monty Python, gruppo comico britannico, in un episodio dei Flying Circus, misero in scena «The Argument Clinic», un godibilissimo ed immortale sketch inerente una fantomatica clinica per litigi a pagamento condotti da veri professionisti, dentro stanze adibite per ogni tipo di discussione (diverbi verbali, insulti e/o martellate in testa) con adeguato tariffario. Un luogo assurdo o un futuristico esperimento di metacognizione? Di certo, il posto perfetto per tutte quelle persone (in aumento esponenziale) mosse dal bisogno irrefrenabile di contraddire, attaccar briga, mettere in evidenza i difetti altrui, deridendoli davanti a tutti.
Quelli che non si perdono una riunione condominiale, i provocatori, insomma, i piromani dei conflitti, creature straordinarie convinte di essere al mondo con il sacro compito di migliorarlo correggendo e sferzando a parole il resto dell’umanità. La loro non è cattiveria, sia chiaro, è talento, come l’orecchio assoluto in musica, applicato alle fragilità ed al dolore altrui. Il loro habitat naturale? Indubbiamente l’ecosistema digitale ma si annidano ovunque anche nel mondo in 3d. Vivono in quota (non fisica, esistenziale).
Abitano in torri d’avorio sopraelevate con affaccio panoramico sulle fragilità altrui, che contemplano equipaggiati di gavettoni di sarcasmo caustico che gettano, a ciclo continuo, sui poveri malcapitati, forti di un’immunità diplomatica che si sono concessi da sé. Da lassù, ovvio, tutto appare ridicolo e meritevole di un commento salace, affilato pronunciato con quella smorfia, metà sorriso, metà disprezzo, che chiamano «spirito critico». Frasi tipiche? «Era uno scherzo, dai». «Non si può più dire niente». La torre in cui stanno gode di un privilegio architettonico che consiste nel non consentire di posar mai lo sguardo verso l’interno. Del resto, qualunque tentativo di far loro notare che sono umani e possono sbagliare viene classificato come conferma dell’inferiorità di chi lo sostiene. Forti di una percentuale elevatissima di ragione assoluta su ogni argomento ed inesistente empatia la natura rende loro impossibile chiedere scusa.
L’arma preferita? Il sarcasmo, agitato come una mannaia nella consapevolezza che farà molto male. Ridono di gusto durante le loro performance (gli altri sorridono solo per timore di sembrare suscettibili), alla fine delle quali, immancabilmente la stanza conta una persona in meno. Il meccanismo più sofisticato che i provocatori hanno sviluppato è quello dell’impunità strutturale. Hanno ridefinito il perimetro del «noli me tangere» in modo tale che le conseguenze non esistano. Un sistema chiuso, impermeabile, progettato per non avere ripensamenti.
Cosa li abbia resi Re della battuta al momento sbagliato, del commento che si poteva evitare, dell’ironia come alcool sulle ferite aperte, passa la curiosità di scoprirlo. Andrebbero obbligati ad un passaggio nella clinica dei Python. La pena peggiore? Il silenzio e l’invisibilità oltre a sedute obbligatorie di rispecchiamento. Dimissioni possibili? Sì, ma solo qualora il paziente riuscisse a chiedere scusa senza aggiungere «ma».




