L’uomo folle escogitava modi originali per sorprendere i compaesani con le sue parole. Un giorno, al megafono, trattò il non senso del vivere «sotto l’incalzare degli obblighi, impegnati a sommergere le nostre bassezze nella menzogna e nell’opportunismo. Tutto ciò fa sì che i pochi attimi di gioia, il più delle volte, soddisfino soltanto il nostro egoismo. Ecco perché l’uomo ha bisogno dell’Amore. Senza amore l’uomo muore prima perché non riconosce più il bene e finisce per identificare il male con il dolore e il bene con il piacere, stravolgendo il senso della vita e camminando verso l’autodistruzione». Poi l’uomo folle spariva ben sapendo che «per ognuno c'è un tempo per ogni cosa».
Eraldo Pampagnin mi lesse i suoi racconti sull’uomo folle nella galleria dove, a Soprazzocco di Gavardo, esponeva e realizzava i suoi quadri. Aveva da poco comprato tre grandi tele per dipingere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo se solo la vita gli avesse donato ancora un sorso di energia, ma così non fu. Eraldo se ne è andato in questi giorni. Il suo ultimo filo di voce, che lui sapeva essere l’ultimo, fu per dirmi: «Ogni volta che invocherai il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sarai mai sola». Non gli interessava comunicarmi come stesse il suo corpo, anzi, disse che quell’aspetto non aveva alcuna importanza.




