La bellezza nel quotidiano

Nell'orto segreto l'amore continua a fiorire: il ricordo di Ivonne Locatelli

E così te ne sei andata in un giorno d’autunno pieno di sole e di colori, Ivonne, riempiendo di bellezza il ricordo di te e profumando questa terra con una scia indelebile
Bianca Brotto

Bianca Brotto

Commentatrice

Il Myanmar (ex Birmania) - Foto Nico Bonometti
Il Myanmar (ex Birmania) - Foto Nico Bonometti

E così te ne sei andata in un giorno d’autunno pieno di sole e di colori, Ivonne, riempiendo di bellezza il ricordo di te e profumando questa terra con una scia indelebile. Un percorso, il tuo, che pare raccogliere l’eco di quanto raccontasti nel libro scritto nel 2015 al ritorno dalla Birmania ma che, invertendo l’ordine delle frasi e collegandole con parole mie messe fra parentesi, sembra composto oggi, direttamente da lassù.

Il viaggio in Birmania era sulla tua lista delle dieci cose da fare prima di morire. Una volta tornata scrivesti: «La lista dei desideri giace immobile nel cassetto vicino al mio letto, ma ha un potere immenso perché, da quando mi sono ammalata, ho cominciato a guardare il mondo con altri occhi. Penso diversamente. Ora più che mai mi accompagna la consapevolezza che, certo, il cancro ha la sua faccia terribile, oscura, minacciosa, ma ne ha anche una di luce, di potenzialità, di opportunità. Grazie a lui la vita non mi è mai sembrata così straordinariamente unica, preziosa, piena, ricca; il mio respiro non è mai stato così profondo e consapevole, e ogni più piccola emozione non ha mai avuto in me una tale risonanza.

Tutte le persone che ho incontrato mi hanno fatto capire che il valore supremo è dentro le piccole cose che compongono il quotidiano, il qui e ora, alle quali non diamo mai importanza o ne diamo troppo poca anche se è grazie a esse che il mondo può sempre essere un bellissimo posto dove stare.

Con Giovanni abbiamo sempre camminato l’una a fianco dell’altro e, quando la vita ci ha messi di fronte al baratro di una malattia che fa paura, siamo riusciti a tenerci stretti e ad affrontare tutto insieme, anche quando la verità poteva far male. Da questa dimensione osservo i nostri tre gioielli, Giulia, Filippo ed Enrico e a loro dico, guardando all’esempio del papà.

Forse il senso della vita è proprio imparare a esserci, pienamente, anche e soprattutto nel dolore, perché è questo che vi farà crescere ed essere persone diverse, profonde, empatiche, capaci di comprendere come parole giuste e abbracci riparino ogni tempesta. Sì, perché quando te ne vai ti accorgi che siamo ciò che lasciamo nel cuore delle persone e che, al di là di tutto, resta l’amore che abbiamo dato e ricevuto.

Quanti momenti belli ho vissuto, quanti piccoli sortilegi, quante squisite sorprese mi porto a casa! Ho amato pienamente i miei giorni e parto con la gratitudine che trabocca. I ricordi si affollano, i volti si sovrappongono, gli abbracci li sento ancora tutti, gli sguardi sono ancora su di me.

Lunedì scorso, ai primi rintocchi dell’aurora, mi sono trovata sulla cima silenziosa di un monte altissimo da dove si può precipitare o volare. E io ho scelto di volare. Ora sono qui, dove il tempo non sembra più lo stesso tempo che ho conosciuto fino ad oggi. È come se ogni giorno potesse durare cento ore, ogni ora mille minuti, ogni minuto migliaia e migliaia di second».

Forse questo tempo infinito di cui parla Ivonne è fatto della stessa sostanza dell’amore: amore seminato lungo il cammino, amore che continua a brillare nelle vite sfiorate, amore che, fattosi orto segreto, regala frutti e continua a fiorire nel cuore di chi la ama.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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