Oltre i quattro puzzle della vita, l'orizzonte

Lo vedi il puzzle che stai costruendo? In primo piano c’è un rustico che profuma di poesia e una buganvillea fucsia avvinghiata con la sua forza ribelle alle pietre levigate di storia. Intorno, un prato ricamato da margherite e ranuncoli. Sul fianco una stradina si arrampica lenta sulle colline. Lo sfondo, solo cielo.
Osservo i frammenti da assemblare. Per un attimo ho creduto che i petali colorati dei fiori, e dei miei giorni, contassero più delle schegge di cielo, tutte simili in quell’azzurrino quasi muto.
Cammino lungo gli anni. Ho già ultimato le trame dell’infanzia e dell’adolescenza. Ora è il turno dell’adultità. Poi sarà la volta dell’età dell’oro.
I pezzi si cercano e si fondono come attratti da un magnete invisibile. Il mosaico prende forma. Mi domando cosa succederà, alla fine, perché so che, se dovesse mancare anche solo una scheggia di cielo, l’intera opera risulterebbe monca. E se quelle miriadi di tasselli azzurri fossero le anime che hanno sfiorato la mia strada per una manciata di istanti e che adesso, nel cesto della memoria, si mescolano in un firmamento indefinito?
Mi chiedo: quando anche il disegno dell’età adulta sarà perfezionato, lo appenderò incorniciato al muro come una targa immobile o eviterò di aggrapparmi all’immagine di un tempo che va lasciato andare? Perché volerlo trattenere? Mentre sto unendo ad uno ad uno i tasselli, mi sento viva e desiderosa di comprendere il mistero che mi avvolge: non è forse già questa la mia ricompensa?
Riaffiora un’immagine confusa di quando presi in mano i quattro puzzle, segreti chiusi del destino; sulla confezione c’era l’immagine completa che, piccola com’era, sembrava gestibile. Sulla scatola non si faceva alcun accenno alla fatica di unire gli elementi perché, quello, era un cammino ancora da inventare. Conservo invece nitidi i momenti in cui, mentre il disegno si svelava, sentivo scivolare via qualcosa. Erano i respiri. I miei respiri. Quelli che non avevano bisogno di una cornice per abitare l’infinito.
Ogni volta che una stagione sta per tramontare, l’inquietudine mi fa compagnia. Che sia perché solo il viaggio conta e non certo la meta? Anche. Ma c’è dell’altro. I quattro atti dell’unica grande tela della vita sono composti da migliaia di pezzettini unici che, per dare un senso al loro esistere, devono fondersi nel Tutto. Noi, infatti, come singole gocce d’acqua non siamo niente perché il sole della consapevolezza, invece di alimentarci, ci seccherà. Divenuti oceano, invece, conosceremo l’immensità.
Fisso gli intarsi dell’infanzia e dell’adolescenza appesi alle pareti di una casa che non abito più. Le tessiture multicolore del passato mi osservano statiche. Sul mio tavolo, ora, c’è l’opera adulta da portare a fioritura. Finalmente comprendo. La verità non abita i bordi definiti di un telaio, ma il battito selvaggio di ciò che abbiamo il coraggio di lasciare aperto. Non è più tempo di cornici gelide. Di quadri immobili. Di pezzi mancanti da cercare. Oggi c’è solo da capire che l’opera in divenire sono io. Sei tu.
In realtà, non siamo mai stati noi a comporre il quadro; era il quadro che ci stava insegnando a diventare orizzonte.
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