La bellezza nel quotidiano

La forza della resa: fluire con quello che c’è

Milva e Veronica, le due protagoniste del mio romanzo «La Forza della Resa», sono due parti di noi che, una sull’autostrada della materia, l’altra sul sentiero dello spirito, rincorrono il loro star bene
Bianca Brotto

Bianca Brotto

Commentatrice

La copertina del romanzo di Bianca Brotto
La copertina del romanzo di Bianca Brotto

«Non so, Mì, è che secondo me dentro ’sta vita c’è qualcosa di enorme che, incasinati come siamo, non riusciamo a cogliere. Per questo mi fermo e do un taglio alle mie abitudini: voglio vedere cosa succede (…) voglio fare qualcosa di diverso da quello che faccio tutti i giorni perché così non vado da nessuna parte, o meglio, a te può anche sembrare che vada dove voglio perché ho un lavoro di successo, un fidanzato di successo, una reputazione di successo, ma, Mì, che differenza c’è fra successo e cesso?». Ci fu un attimo di esitazione. «Uno ha lo scopino, l’altro no?» rispose di getto Milva.

Riuscivano sempre a scherzare su tutto ma quella volta, per Veronica, era davvero tempo di bilanci. E svolte. D’altronde sia la legge umana sia quella dello spirito chiedono almeno una volta all’anno di fermarsi per redigere il documento che evidenzi lo stato di salute dell’attività e della persona e, come il mancato deposito del bilancio d’impresa comporta sanzioni pecuniarie ed eventi potenzialmente critici per la sopravvivenza dell’azienda, così anche mancare il periodico resoconto della nostra vita comporta, per la legge dello spirito, conseguenze morali, fisiche e mentali che possono rendere pericolante la prosecuzione del viaggio in questo corpo, e obbligarci ad uno stop. Quando succede ci appare d’emblée la scelta di quale strada percorrere: il sentiero interiore dell’ascolto del cuore o l’autostrada esterna a otto corsie della distrazione? Se siamo attenti osservatori degli eventi che ci hanno portati fin qui, potremo anche scorgere i semafori rossi di quando avremmo dovuto fermarci e quelli verdi del «vai avanti».

Milva e Veronica, le due protagoniste del mio romanzo «La Forza della Resa», sono due parti di noi che, una sull’autostrada della materia, l’altra sul sentiero dello spirito, rincorrono il loro star bene senza tuttavia approdare alla sponda della pace. Ecco allora i semafori rossi che scattano all’improvviso, «dolori che sono slavine, tu rotoli in mezzo ai massi e non sai dove stai andando e se lo schianto sarà fatale, ma un po’ lo speri perché il tuo corpo è talmente straziato nelle membra e nel cuore, che quel che vorresti sarebbe solo una coperta nera calata su tutto. Ma non sta a te scegliere, tu puoi solo rotolare sempre più giù sapendo che prima o poi, da qualche parte, ti fermerai». Ed è panico e rabbia, fa male, ma chi riesce a non fuggire, né interiormente né esteriormente, da quel frangente prezioso di smarrimento e a stare con quello che c’è, qualsiasi esso sia, sperimenta la potenza della resa che non è rassegnazione, ma abbandono fiducioso al fluire degli eventi. «Sto bene come non ero mai stata e, che strano, è una liberazione – espirò (Milva) – Sento che non devo fare più nulla (...) magari sono parole senza senso le mie ma, se tutto è perfetto, devo solo godermi il viaggio».

Anche noi, come Milva e Veronica, siamo nella palestra dell’esistenza ognuno con i propri pesi, ma tutti muscolarmente attrezzati di un cuore in grado non solo di sollevarli, ma anche di trasmutarli, per penetrare i misteri del viaggio della vita e, possibilmente, per godercelo. Fino all’ultimo sorso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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