Chi prova a murare il tuo sogno ti fornisce i mattoni di una nuova libertà

Esperienze apparentemente negative possono trasformarsi in nuovo opportunità da cogliere, ribaltando con coraggio concezioni ancestrali
Una donna in cantiere, contro limitazioni e tabù - © www.giornaledibrescia.it
Una donna in cantiere, contro limitazioni e tabù - © www.giornaledibrescia.it
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«Perché non posso andare in cantiere?» chiede Rosa. «Perché sei donna. Discorso chiuso» risponde il capo. Nonostante l’esperienza e l’amore per il profumo del cemento, l’essere femmina in un comparto tipicamente maschile è un confine che relega la geometra fra le mura dello studio tecnico. Si licenzia ma, dopo una parentesi nell’immobiliare, il richiamo all’edilizia la riporta in campo e, finalmente, anche in cantiere.

L’intonaco degli anni si accumula finché arriva il giorno del grande trave. Quello della svolta. Il capo, che è sempre stato collaborativo, da qualche giorno le rema contro.

Rosa chiede spiegazioni e queste arrivano, inaspettate: «Se tu fossi più carina con me - afferma suadente lui - se ci fosse una cena con un dopocena, tutto cambierebbe». Shock e rabbia sconvolgono Rosa che subito comunica il suo «No!» L’uomo, ferito nell’arte di collezionare trofei, reagisce investendola con una sequela di «Non vali niente», «Chi ti credi di essere» e insulti a rotoli.

Una lucidità fiammeggiante mai conosciuta prima pervade la donna che, in quell’istante, decide di mettersi in proprio. «Non era la testa a condurre il gioco - ricorda -. Al timone c’era una certezza cementizia che volava oltre lo sgomento, laddove i ceffoni della vita diventano opportunità».

In due giorni Rosa, empatica e appassionata, apre la sua impresa edile che gestisce valorizzando la sua natura femminile.

«Faccio impresa con il cuore - afferma - Mi affeziono ai clienti, ai loro progetti e ringrazio sempre i miei dipendenti e artigiani ai quali non mi vergogno di manifestare affetto abbracciandoli, talvolta, anche con un “Ti voglio bene” che viene ricambiato con la qualità del lavoro, l’educazione e la fedeltà nel continuare a collaborare con me».

Oggi la geometra, oltre a godersi l’amato profumo di cemento, crea futuro; uno scivolone imprenditoriale l’ha colpita duramente, ma lei ha trasformato il tonfo in salto evolutivo, balzo che, «grazie al sostegno di un medico olistico, mi ha portata ad arricchirmi interiormente e a creare una Fondazione che offre gratuitamente percorsi di crescita a chi è caduto o a chi non se li può permettere: per ricostruirsi dentro, per tornare sul mercato con rinnovata fiducia in se stessi, per osare realizzarsi assecondando il proprio sentire».

Rosa ha compreso la lezione più preziosa: le pietre che le hanno scagliato addosso non servivano a seppellirla, ma erano mattoni perfetti per edificare la sua libertà.

La vita, come un disegno tecnico, è fatta di punti e di linee. Seguendo il linguaggio morse che solo il cuore sa decifrare, Rosa ha convertito le voragini create dai suoi errori in solide basi per edificare i pilastri di una Fondazione che cura le anime, perché non siamo qui per collezionare trofei, ma per edificare ponti di umanità. Quando si fa impresa con il cuore, infatti, il cemento smette di essere materia fredda e, mescolato al coraggio, diventa il legame invisibile che unisce le ferite alla rinascita.

E mentre il mondo ancora cerca di tracciare confini tra punti e linee, Rosa scrive una storia nuova nella quale chi prova a murare il tuo sogno, ti sta in realtà fornendo i mattoni per costruire l’orizzonte di una nuova libertà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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