Ruina Karini aveva 12 anni quando nell’agosto del 2010 la incontrai insieme al nonno all’ambulatorio medico dell’Esercito italiano a Herat, in Afghanistan. Andava a scuola già da sei anni, le piaceva studiare l’inglese e sognava di fare il medico. Oggi Ruina dovrebbe avere 23 anni e dopo la conquista da parte dei talebani mi domando quale futuro avrà lei e tutte le altre afghane che ho incontrato a Herat e poi nel 2012 a Shindad.
Penso a tutte quelle bambine che andavano nelle scuole che l’esercito italiano ha costruito in Afghanistan durante la missione con la Nato. Una di queste era in una zona rurale della provincia di Herat. Ci impiegammo un paio d’ore per percorrere la distanza che ci separava dal villaggio. Non era molto lontano, era come andare da Brescia a Salò, ma le strade erano a volte impraticabili e mai asfaltate. Dovevamo muoverci in colonna per prevenire possibili minacce di attentati e quindi spostarci con cautela. Quel giorno si inaugurava un nuovo istituto scolastico, i bambini cantavano, l’Imam benedì il nuovo edificio, ma la cosa che mi è rimasta più impressa nella mente era la gioia dei bambini quando a ognuno di loro venne regalata una bottiglietta d’acqua.


