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Nuovo Dpcm, le reazioni: «Scelte devastanti»

Redazione Web

Italia ed Estero
25 ott 2020, 13:07
In palestra - Foto © www.giornaledibrescia.it

In palestra - Foto © www.giornaledibrescia.it

Sconforto, disaccordo, rabbia. Sono le emozioni a caldo espresse dai diversi rappresentanti del mondo dello sport, della scuola, dello spettacolo, della ristorazione. Reazioni che si sollevano in seguito alla firma, nella notte, del nuovo Dpcm in vigore da domani. Misure stringenti - come la chiusura di bar e ristoranti alle 18 - proposte per il contenimento del contagio da coronavirus, ma che d'altra parte, colpiscono attività già duramente ferite.

«Dad anche oltre il 75% alle superiori? Non si può imporre alle scuole qualcosa che sono i dirigenti di istituto a dover decidere. L'autonomia scolastica è in pieno vigore ed è tutelata dalla Costituzione, e serve a far sì che ogni scuola offra un'offerta formativa calibrata sulle diverse esigenze del territorio». A parlare è il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. «Imporre vincoli nazionali e regionali contravviene al principio legale - aggiunge - perché quello che si decide in una grande città non va bene per i piccoli centri, le periferie o i centri rurali».

Uno studente collegato per una lezione scolastica - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Esprimiamo la nostra contrarietà, insieme a larghissima parte dell'opinione pubblica, rispetto alla ipotesi prevista nel Dpcm in merito alla sospensione delle attività dei teatri, dei cinema e dei luoghi di spettacolo». Lo sottolinea il presidente dell'Agis, Carlo Fontana, in una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro Dario Franceschini. Fontana precisa che «i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale».

Una sala cinematografica - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Una nuova chiusura delle attività del settore - aggiunge -comporterebbe un colpo difficilmente superabile ed una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori ed artisti, già al limite del sostentamento a causa del crollo del reddito. Si tratterebbe di una scelta devastante per l'intero Paese».

«Il nuovo documento dimostra la totale insensibilità verso il mondo dello sport. Se non ci sono interventi immediati che permettano alla società sportive e ai gestori di palestre e piscine di credere ancora nel governo, non solo ci sarà il fallimento totale, ma è prevedibile una protesta inesorabile sui territori». «Il governo sottovaluta la rete dalla società sportive che gestiscono impianti sportivi e garantiscono l'attività motoria dei cittadini sul territorio. Questa chiusura è ingiusta: perché questa scelta dopo che 200 controlli dei Nas con la dichiarazione che le misure di sicurezza erano pienamente rispettate? Perché ristoranti e bar chiudono alle 18 e le piscine rimangono chiuse tutto il giorno? Quale è lo studio epidemiologico alla base di questa scelta».

Allenamento in palestra - Foto © www.giornaledibrescia.it

E ancora «Perché il governo ha pensato ai banchi con le rotelle - accusa ancora Barelli - e non ha pensato a cablare la scuola per permettere realmente la didattica a distanza? Perché si penalizza l'unico settore che si è cablato: ovvero ha investito sulla sicurezza?» La chiusura di palestre e piscine, conclude Barelli, «è inaccettabile: se domani mattina non mettono immediatamente 3 miliardi sul tavolo, come abbiamo già chiesto, per cercare di far stare in piedi lo sport e l'impiantistica italiana, sarà chiusura».

Uno chef in cucina - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Ci penalizzano per negligenze altrui»: è arrabbiato Max Mascia, chef del ristorante San Domenico di Imola che dal 1977 può vantare due stelle Michelin e presidente della Nazionale Italiana Chef, per la chiusura alle 18 prevista dal nuovo Dpcm. «I ristoranti che rispettano le regole - spiega - hanno il diritto di lavorare. Noi ci siamo adeguati, abbiamo investito, distanziato, rispettato le regole. Il problema non siamo noi ma le scuole e il trasporto pubblico».

Sono «le resse di studenti all'ingresso e all'uscita di scuola, gli autobus pieni: non è stato fatto niente dal pubblico mentre da noi privati sì» osserva. «Guardi mi ha appena telefonato una famiglia di sette persone, vivono insieme ma li dovremo mettere in un tavolo da quattro e uno da tre. Ma finché si lavora va bene così».

Assembramenti sugli autobus - Foto © www.giornaledibrescia.it

La chiusura alle 18, invece, impedisce di lavorare. «I ristoranti vivono con la cena. Quelli che vivono con il pranzo lo fanno con i business lunch ma con lo smart working i business lunch non ci sono più. Quindi - aggiunge - dirci di chiudere alle 18 vuol dire dirci di chiudere». E a questo punto «ci vuole un ristoro. Non si può chiudere e basta. Se non mi fai lavorare, mi aiuti» come è accaduto «in altri Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna».

Il problema, spiega, sono i codici Ateco, quelli che mettono insieme tutti i locali, dai ristoranti, ai pub, a chi fa apericena; realtà diverse alcune in grado di garantire il distanziamento altre no. Bisognerebbe distinguere e pensare anche a obblighi diversi fra «grandi città e piccoli centri, lasciando i locali aperti nei secondi e mettendo l'obbligo di non uscire dal Comune dopo le 18».

Sempre sul fronte della ristorazione anche il bresciano chef stellato Stefano Cerveni con un video su Fb, con toni molto piani, mostra come la sua attività al ristorante Due Colombe ha gestito il contenimento dei contagi. 

 

 

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