Italia e Estero

Maltempo in Emilia, due bresciani rispondono all'appello: «Pale in mano, siamo partiti»

Nicola e Alberto sono andati in aiuto di Elisa Bargnani, gambarese di origine residente a San Lazzaro, una delle zone colpite dall'alluvione
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DA BRESCIA PER AIUTARE ELISA

«Alle 5 di ieri mattina abbiamo caricato le pale, l’autopompa, i guanti e siamo partiti. Alle sette e mezzo eravamo a San Lazzaro, pronti ad aiutare Elisa». Una bella storia di solidarietà tutta bresciana nata in mezzo al disastro delle alluvioni che da giorni colpiscono l'Emilia-Romagna.

Nicola, 35enne di Cazzago San Martino, e Alberto, 29enne di Ospitaletto, hanno visto sui nostri mezzi (giornale e Teletutto) l’appello di Elisa Bargnani, gambarese di origine e residente a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, dove vive insieme a marito e tre figli. Nei giorni scorsi il vicino fiume Zena è esondato e ha travolto l’intera frazione di Farneto. Sono state inondate di fango e acqua un’ottantina di case tra cui quella di Elisa. Per lei e i suoi vicini di casa la gambarese ha lanciato una richiesta d’aiuto: «Servono braccia per spalare i detriti, qui le case sembrano isole».
Nicola e Alberto non ci hanno pensato due volte. Si sono messi in contatto via Facebook con la donna, si sono accordati con lei e alla mattina di buon’ora erano già fuori dal portone di casa sua.

«Noi le braccia le abbiamo belle allenate, facciamo gli agricoltori», scherza Alberto. I due si sono messi subito a ripulire le stanze e buttare via quello che era stato distrutto dall’inondazione. Poco dopo sono stati raggiunti da altri volontari, tra cui alcuni gambaresi. «Sono stati fondamentali - dice Elisa, che dopo aver pulito il grosso di casa sua ora aiuta i vicini -. Sono stanca ma felice perché sento che le difficoltà ci hanno unito». «Elisa era proprio contenta, si vedeva, ci ha offerto anche panini con il salame, ovviamente bresciano - racconta Nicola -, ma a noi interessava solamente fare del bene in modo disinteressato». 

A Faenza

E infatti, senza chiedere nulla in cambio, dopo pranzo i due non sono tornati nel Bresciano ma si sono spinti ancora più a est, ripartendo per Faenza, paese che, come tutto il Ravennate, è diventato l’epicentro di quello che il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha chiamato «un altro terremoto» dopo quello vero che ha colpito la regione nel 2012. In tutto il territorio di Ravenna l’alluvione di questi giorni ha costretto a sfollare 27mila persone e continua a causare danni enormi.

A Faenza, racconta Nicola, la situazione è ancora più tragica rispetto a quella trovata a San Lazzaro di Savena: «Quando siamo arrivati ci è preso un colpo: ovunque guardi vedi solo acqua, fango e rifiuti. Le strade sono sommerse. Non ho mai visto niente del genere - continua il bresciano - nemmeno con le frane che ogni tanto colpiscono la Valcamonica. Lì è un evento circoscritto a una zona precisa. Qui invece l’alluvione ha spazzato via tutto».

I due agricoltori raccontano che si sono messi immediatamente ad aiutare un uomo e suo figlio insieme ad altri volontari venuti da Imola: «Otto ore passate con badili e secchi, per spingere in strada la melma che ha riempito il piano terra. In certe case l’acqua è arrivata persino al primo piano. Impossibile usare macchinari perché l’acqua non scorre e non c’è corrente».

La notte Nicola e Alberto l’hanno passata in un alloggio predisposto apposta per i volontari: «Gli abitanti qui sono stati davvero gentili e disponibili, ce lo hanno trovato loro l’alloggio. Ripartiremo domenica (oggi, ndr) perché lunedì dobbiamo tornare al lavoro». Un viaggio lungo che faranno con tanta stanchezza addosso: «Ma siamo contenti così. Ci siamo messi in viaggio spinti dalla voglia di aiutare gli altri, perché i problemi in Emilia-Romagna sono tanti. Un aiuto non fa mai male». 

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