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Italia ed Estero

STATI UNITI

La foto di Trump con la Bibbia


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2 giu 2020, 09:45
Donald Trump in posa davanti alla St. John Episcopal Church - Foto Ansa/Epa/Shawn Thew © www.giornaledibrescia.it

Donald Trump in posa davanti alla St. John Episcopal Church - Foto Ansa/Epa/Shawn Thew © www.giornaledibrescia.it

Sono tra le immagini più drammatiche della storia recente degli Stati Uniti: il presidente che dal Rose Garden di una Casa Bianca blindata dai militari e assediata dai manifestanti definisce «atto di terrorismo interno» le proteste violente esplose in tutto il Paese dopo la morte di George Floyd, l'afroamericano ucciso a Minneapolis per mano della polizia. E pur di porre fine ai disordini Donald Trump minaccia di mobilitare l'esercito americano contro cittadini americani, invocando l'Insurrection Act del 1807 che dà a un presidente il potere di dispiegare militari all'interno del territorio degli Stati Uniti. «Io sono il presidente dell'ordine e della legalità», ha scandito il tycoon, mentre in sottofondo si udiva l'eco degli spari dei gas lacrimogeni lanciati dalla polizia militare contro i manifestanti che, sfidando il coprifuoco, stavano però protestando pacificamente.

«Il presidente ha il diritto di difendere il suo Paese e di proteggere la sua nazione. Non possiamo permettere che le proteste pacifiche vengano manipolate da anarchici di professione e gruppi antifa», ha affermato Trump. Solo poco più tardi si è capito il perché di una carica delle forze dell'ordine apparsa senza senso, usando anche proiettili di gomma e agenti a cavallo contro manifestanti fino ad allora innocui: finito di parlare alla nazione il presidente è voluto uscire a piedi dalla Casa Bianca per dirigersi verso la vicina St. John Episcopal Church. Dunque, l'area doveva essere sgomberata. 

 

 

Giunto davanti alla chiesa Trump si è fermato, si è girato verso telecamere e fotografi e, alzando un braccio, ha sventolato la copia di una Bibbia: «L'America sta tornando grande», ha detto, prima di tornare sui suoi passi. Con lui, oltre a un foltissimo e preoccupatissimo gruppo di agenti del Secret Service, il capo del Pentagono Mark Esper, il ministro della Giustizia William Barr, la figlia Ivanka (l'unica con la mascherina) e il genero Jared Kushner. Ma non la first lady Melania. 

 

 

Quella andata in scena per molti commentatori è l'ennesima provocazione del tycoon. Di certo, la volontà di mostrare che lui, il Commander in Chief, non ha paura di niente e di nessuno. Perché la storia del presidente costretto venerdì sera a rifugiarsi nel bunker della Casa Bianca con moglie e figlio non gli è andata giù. È una vicenda che lo ha mandato su tutte le furie. In tanto, sfidando il coprifuoco, le proteste sono andate avanti per la settima serata consecutiva, come a New York, a Dallas, ad Atlanta, a Los Angeles, a Louisville. Mentre l'autopsia ufficiale ha confermato: George Floyd è morto ucciso dalla polizia, per un arresto cardiaco provocato da un pressione sul collo.

 

 

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