GEMONA, 29 GIU - Sulla federa del cuscino ritenuto dagli inquirenti il mezzo con cui sarebbe stato soffocato Alessandro Venier, l'uomo ucciso e fatto pezzi lo scorso luglio nella sua abitazione di Gemona del Friuli (Udine), sarebbero emerse tracce di Dna riconducibili alla vittima e alla compagna Mailyn Castro Monsalvo, mentre non sono emersi profili genetici attribuibili alla mamma della vittima, Lorena Venier. E' quanto è emerso dalle analisi dei Ris di Parma. Per la difesa di Lorena, patrocinata da Alice e Paolo Bevilacqua, l'esito degli esami confermerebbe la versione fornita dalla donna, secondo cui sarebbe stata soltanto la nuora a utilizzare il cuscino durante il soffocamento. Di opposto avviso i legali di Mailyn, Federica Tosel e Francesco De Carlo, secondo i quali il ritrovamento del Dna della coppia è compatibile con il normale utilizzo domestico del cuscino e non costituisce una prova della dinamica dell'omicidio, che potrebbe essere intervenuto a causa delle precedenti punture di insulina fatte dalla madre al figlio. "L'esito degli accertamenti è semplice - riferisce Tosel -: il cuscino racconta una normale vita di coppia, non la dinamica omicidiaria descritta dall'altra indagata. Le uniche tracce rinvenute sono quelle fisiologiche di due persone che condividevano il letto; mancano, invece, elementi oggettivi che possano confermare il racconto accusatorio." Il processo prenderà il via il 20 luglio davanti alla Corte d'Assise di Udine.
Ucciso e fatto a pezzi, sul cuscino solo il Dna della compagna
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