I soldati degli Stati Uniti e della Nato si ritirano e l’Afghanistan sta per cadere in mano ai talebani, come è già successo nel 1996. Il nome significa «studenti coranici». I loro modi di governo, sperimentati 25 anni fa, sono crudeli, disumani e, spesso, assurdi: vietato ridere, vietato danzare, vietato mandare a scuola le ragazze; cinema e televisione proibiti per tutti; pene crudeli per un nonnulla ed eseguite in pubblico, e molto altro.
I talebani sono profondamente radicati nell’aspra cultura tribale dell’etnia pashtun, che coinvolge il 35% della popolazione dell’Afghanistan e il 40% di quella del Pakistan e si estende a cavallo dei due paesi, in una vasta area ridefinita, non a caso, «pashtun-stan». La loro educazione è ispirata al rigido wahabismo saudita (e al ferreo deobandismo indiano) ed è largamente finanziata da Riyad. Sono temibili, eppure costituiscono un fenomeno recente: prima del 1994 nessuno sapeva che esistessero. Un fatto è assodato: senza il sostegno del Pakistan, probabilmente, non sarebbero neanche nati. Inizialmente, erano ragazzi afghani pashtun, orfani di guerriglieri afghani, educati nelle madrase della pachistana Quetta. Entrarono in campo comandati dal «mitico» Mullah Omar.



