MILANO, 10 AGO - Lo scambio di provette che vede al centro di polemiche l'ospedale San Raffaele di Milano è stato un "errore umano", uno sbaglio di estrazione da parte di una biologa, "uno ogni 26mila transfer". E' quanto spiega in un'intervista al Corriere della Sera il responsabile del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Raffaele di Milano, Enrico Papaleo. Il 23 luglio nel suo laboratorio di Embriologia, poi sospeso dall'Ats per almeno 15 giorni, l'embrione di una coppia è stato trasferito nell'utero della paziente di un'altra coppia. "Erano previsti due transfer", racconta il medico. "Le due biologhe (una esegue, l'altra fa da testimone) preparavano le piastre con gli embrioni mentre la paziente veniva identificata in sala prericovero da medico e infermieri. Era la sequenza che usavamo allora. (...) Una delle due ha letto la riga sbagliata del programma e ha estratto dagli incubatori il materiale relativo alla paziente B, invece che quello della paziente A. L'altra ha verificato che le piastre fossero della B, ed erano davvero della B. Il primo errore è stata quella lettura sbagliata". Papaleo ha spiegato che le due biologhe "sono molto scosse" ma "sono brave, non voglio perderle". Per quanto riguarda le due coppie, "sono giovani, under 35 al primo tentativo. Al momento una ha ancora il suo embrione, l'altra riparte il mese prossimo, il percorso è già programmato. Entrambe hanno chiesto di restare qui". "È un percorso complesso - conclude Papaleo - che per 2.500 transfer l'anno funziona. Il controllo del testimone lo applichiamo da sei anni; seguiamo 1.200 coppie l'anno. Fino a giovedì 23 non era mai successo".
Responsabile Pma San Raffaele, 'errore umano, uno ogni 26mila transfer'
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