LATINA, 17 SET - "Le testimonianze emerse in Aula hanno fatto luce sui dettagli drammatici del reclutamento, ripercorrendo la rotta dall'India alla Croazia e poi in Italia con la richiesta di migliaia di euro a tappa, fino al meccanismo dei pagamenti da fame sul posto. Un modello d'impresa criminale che considera le lavoratrici e i lavoratori non come persone, ma come braccia da spremere e ricattare". Così la Cgil Frosinone-Latina e quella di Roma e Lazio all'indomani dell'udienza tenutasi ieri nel tribunale pontino nell'ambito del procedimento giudiziario sul caporalato e lo sfruttamento lavorativo, scaturito dall' inchiesta parallela a quella sulla morte di Satnam Singh, il bracciante indiano lasciato agonizzante in strada nel giugno del 2024 con un braccio mozzato dopo un incidente nell'azienda agricola in cui lavorava. Il processo per caporalato, che vede imputati gli imprenditori agricoli Antonello Lovato e anche suo padre Renzo, intende far luce sulle condizioni di sfruttamento all'interno dell'azienda agricola di Borgo Santa Maria dove avvenne l'incidente sul lavoro di Satnam. Nell'udienza di ieri è stata ascoltata come testimone chiave e parte civile Soni Soni, vedova di Satnam Singh. La donna ha denunciato in aula turni sfibranti (8-9 ore al giorno per la raccolta di ortaggi), turni domenicali non pagati in caso di malattia e, infine, retribuzioni in contanti ferme a circa 5,50 - 6 euro all'ora. "Mentre per la vicenda dell'omicidio di Satnam Singh si è arrivati in primo grado alla condanna a 16 anni" per Antonello Lovato "questo capitolo processuale mette al centro in modo specifico il reato di sfruttamento lavorativo e caporalato. Un fenomeno aberrante - sottolinea la Cgil - che non rappresenta un episodio isolato, ma una piaga sistemica su cui occorre fare piena luce e che deve trovare risposte sanzionatorie esemplari nelle aule di giustizia".
Processo per caporalato, 'nell'Agro Pontino aberrante sistema di sfruttamento'
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